mi sembra che oggi sia proprio il giorno giusto...
per fare gli auguri ad una persona speciale, ad un caro amico...
e quindi...
TANTI AUGURI BRUNO!!!
mercoledì 19 settembre 2007
giovedì 13 settembre 2007
Una giornata di festa e panorami
E un rifugio da inaugurare…
9 settembre 2007
In effetti, dall’occhio di Giorgio traspare proprio contentezza.
Lo incontriamo verso le dieci di questa mattinata limpida e senza nuvole in paese a Trontano, dove è sceso in jeep per portarci su al rifugio all’Alpe Parpinasca, che ha appena preso in gestione con la sua società “Montagna e Natura”, e che sta inaugurando questo weekend.
Dopo il giro di presentazioni ed un veloce caffè, prendiamo posto sul fuoristrada e si va. Lungo il tragitto parte la chiacchiera, e Giorgio si sbizzarrisce nel raccontare i mille piccoli intoppi e scocciature di questi primi giorni da rifugista, dal baccano del generatore a gasolio del rifugio, fino alla mancanza di segnaletica lungo il sentiero (la cui partenza giù in paese non è indicata…) ed alla chiusura della strada consortile al traffico (quando fino a poco tempo fa il Comune forniva i permessi per percorrerne un bel tratto)…
Tra una chiacchiera e l’altra, usciamo finalmente dal bosco per ritrovarci al rifugio, dove Orietta è la prima a salutarci, per poi dare il cambio a Giorgio nel servizio-taxi.
Sarebbe da restare qui chissà quanto a riempirci gli occhi di tanta bellezza, ma Andrea e io abbiamo anche voglia di far andare le gambette un po’ anchilosate al termine di un’estate non troppo ricca di camminate, e ci facciamo suggerire un percorso. Giorgio c’indica un colletto panoramico ad un’ora circa dal rifugio, e così c’incamminiamo in compagnia di Claudio, che era insieme a Giorgio
Dapprima rimontiamo il pendio tagliando i prati in verticale, passando di fianco ad alcune belle baite sotto lo sguardo non granché interessato di qualche vacca al pascolo, fino ad incontrare una traccia che si dirige verso la nostra meta. Il sentiero passa attraverso un altro gruppo di baite in una radura altrettanto panoramica (certo che gli alpigiani se li sapevano scegliere eccome, i posti!), poi s’inoltra nel fitto del bosco – e di ciò lo ringrazio di cuore – e risale il pendio a zig zag, senza mai essere faticoso.
A mezzogiorno siamo ai 1728 metri dell’Alpe Nava, fuori dal bosco, e non sappiamo più da che parte girarci!
Da una parte un selvaggio vallone boscoso s’arrampica verso i ghiaioni e le creste che danno verso la Val Grande, mentre dall’altra, oltre la piana di Domodossola è tutta una parata di roccia, ghiaccio e neve, con Sua Maestà il Rosa, e p
Le macchine fotografiche fumano per il troppo utilizzo, mentre noi ci portiamo nei pressi di una piccola croce metallica a fare altre foto, anche qui vorremmo restare molto tempo in più… ma giù al rifugio ci aspettano per il pranzo, e dopo una mezz’oretta riprendiamo il sentiero, stavolta in senso inverso. La fame in effetti si fa sentire, e mi fa tenere un passo un po’ più allegro…
e l’accoglienza che riceviamo al termine della passeggiata è spettacolare quanto questi luoghi: non abbiamo ancora messo piede in sala da pranzo, che già tre piattazzi stracolmi di polenta, ragù, spezzatino e costine a volontà ci strizzano l’occhiolino!!!
“Maccarone, tu me provochi? E io me te magno!” diceva Alberto Sordi, ed il nostro pranzo in un batter d’occhio sparisce dal piatto per finire dov’è giusto che sia… veramente gran mangiata, complimenti ai cuochi!
Dopo pranzo Giorgio (che nel frattempo ha l’occhio sempre più “contento”) tenta a più riprese di convertire Andrea all’uso di alcool (grappa, nella fattispecie) ma il risultato non è quello sperato, ed allora tocca a me fare un “sacrificio” (?) e di buon grado accetto l’ammazzacaffè d’ordinanza… ;-)
Il pomeriggio lo passiamo in totale svacco seduti sul muretto del rifugio a riempirci gli occhi di montagne e i polmoni di ossigeno, mentre ai tavolini giocano a carte tra una madonna e l’altra…
Quando si sta bene il tempo vola davvero, e così arriva l’ora di tornare verso casa, non prima di esserci fatti scattare una foto ricordo insieme a Claudio, Giorgio e l’indaffaratissima Orietta.
Quando il motore della macchina s’accende, quello che resta è il ricordo di una giornata splendida passata in ottima compagnia, una giornata di quelle che ti riempiono il cuore.
Ancora grazie di cuore all’amico Giorgio e ai suoi collaboratori, ed una montagna di complimenti e di “in bocca al lupo” per la vostra nuova attività: se il buongiorno si vede dal mattino, allora siete a cavallo!
lunedì 10 settembre 2007
DreiZinnen!
Trek delle 3 Cime di Lavaredo - 5-8 settembre 2007
Ci sono posti che, semplicemente vanno visti. Magari li conosci anche... un po', perchè ne senti parlare, li vedi in cartolina, magari anche alla tv quando ci passa il Giro d'Italia, ma finchè non sei lì non ti rendi davvero conto di ciò con cui hai a che fare.
Le Dolomiti rientrano in questa categoria, e tra esse il posto più "Dolomiti" di tutti, le 3 Cime di Lavaredo.
E' qui che ho deciso di passare 4 giorni delle mie ferie settembrine, insieme all'amico Fabrizio e al suo gruppo di Zainoinspalla. La prospettiva è delle migliori: 4 giorni girando intorno alle Cime, facendo base al Rifugio Locatelli (mt. 2405), che proprio davanti ad esse si trova.
5 settembre
Il viaggio d'andata in macchina parte in modo incoraggiante: sole e vento fresco. Non durerà. Entrati nella provincia di Bolzano, la temperatura cala e si scatena una simpatica bufera di neve. A quel punto, qualcuno in macchina sgancia la fatidica domanda:
"Cosa dicevano le previsioni del tempo nell'Alto Adige?"
"Tempo bello fino a sabato!"
Perfetto.
Ci lasciamo alle spalle svariati cartelli stradali (tra cui uno recante la scritta "Ahrntal", mah...) (questa la lascio lì per il Brunig, lui capirà... ;-) ) ed entriamo in San Candido.
Arrivati al Rifugio Tre Scarperi, punto di partenza per la salita al Locatelli, il tempo pare aprirsi, e darci modo di consumare addirittura all'aperto i nostri panini.
Una volta partiti, ci rendiamo conto abbastanza rapidamente che il nostro ottimismo meteorologico è destinato ad essere frustrato. Man mano che saliamo, aumentano le nuvole ed il vento, prima freddo, poi decisamente polare. Ed è solo ora che mi rendo conto di un'agghiacciante verità: mi sono dimenticato i guanti! La fatica della salita, non ripidissima ma costante, mi permette di dimenticare il gelo che mi attanaglia le dita, e posso cominciare a gustarmi le prime vedute che questo spettacolo naturale ci offre. E finalmente, le vedo: le Cime! O meglio, quello che le nuvole ci permettono di vedere. Arrivati al rifugio, affidiamo all'indomani le speranze di bel tempo ed entriamo per trovare riparo e calore.
Nelle camere fa un freddo MAIALE, a cui ovvierò sfruttando tutti i piumoni e le coperte supplementari a disposizione. Dopo una sciacquata veloce (la doccia potrà aspettare), consumiamo la serata mangiando, giocando a carte e guardando fuori. Sempre nuvolo. Sperèm...
6 settembre
Il tempo è sempre brutto, seppure non come ieri, ma il solito freddo polare (almeno un paio di gradi sotto zero c'erano tutti) non ci impedisce di fare quello per cui siamo qui: uno splendido anello letteralmente intorno alle 3 Cime. E qui il problema dei guanti si ripresenta in tutta la sua crudezza, ma vengo salvato da un'anima pia che, dotata di un paio supplementare, me lo presta. E che Dio la benedica per questo, visto che man mano che proseguiamo nell'anello il vento non diminuisce, semmai aumenta. Fino all'ora di pranzo proseguiamo ben protetti dai nostri strati di vestiario, facendo sosta prima al Rifugio Lavaredo e poi al Rifugio Auronzo, che onestamente ricorderemo solo per i prezzi pazzeschi di cibo e bevande: il vostro, per un secondo, formaggio, una Coca e UN pezzo di pane, si è visto chiedere quasi 20 Euro! Ed era un self-service...
La fatica ed il salasso sono ripagati dalla seconda parte dell'anello: qui le Cime si presentano in tutto il loro splendore, ricordandoci che ne valeva la pena, e quanto... Non so più quante foto ho fatto, alcune anche in bianco e nero (una ve la lascio qui):

Davanti a noi vediamo il Locatelli che ci aspetta, ma per raggiungerlo dovremo prima ridiscendere nel vallone, poi risalire i nostri bravi 400 metri circa di dislivello, passando anche davanti ad una delle molte grotte scavate dai soldati durante la guerra del '15-'18.
Arrivati al Rifugio, mando a dar via il freddo e mi concedo una doccia bollente. Anche la sera promette meglio: la stellata che vediamo prima di andare a dormire ci fa promesse che ci piacerebbe veder mantenute...
7 settembre
...Ed è proprio così! Alle 7:45 del mattino la vista uscendo dal rifugio è assolutamente indimenticabile, e mi concedo la vanteria di una foto davanti alle Cime (l'immagine d'apertura). Per non rovinarvi i monitor (e anche un po' scusandomi con le Dolomiti), ve ne posto un'altra senza "intrusi" :
Il programma riserva per noi il giro più lungo del trek: saliamo fino al Rifugio Pian di Cengia, poi al Rifugi0 Comici, proprio sotto Cima Dodici. Il tutto sotto un sole splendido, ma anche con un vento sempre micidiale, che ci costringe a stare ancora coperti.
A partire dal Comici, però , le cose cambiano, e finalmente camminiamo al caldo. Mentre scendiamo verso la Val Fiscalina, incontro a noi salgono al rifugio valanghe di escursionisti, e i saluti si sprecano: "Ciao", "Salve", "Hallo", "Ponciorno" (???). Praticamente siamo gli unici a scendere mentre il resto del mondo sale, ed arrivati in fondo alla Valle, troviamo un posto per pranzare. Per 20 minuti scarsi, perchè non appena ci siamo seduti, il sole decide simpaticamente di scomparire dietro una forcella in quota, e ci ritroviamo di nuovo all'ombra. Decidiamo così di risalire lungo il corso del torrentello che ci affianca e troviamo un altro posto soleggiato (stavolta fisso) per il relax di prammatica. Abbiamo parecchie ossa da riscaldare!
Questa foto è presa un attimo prima di venire colti da un po' di sana e meritata stupidera, che avrà come risultato una guerra a schizzi...
Finita la pausa, risaliamo verso il Rifugio Locatelli, e la vista acuta del ferrarese Riccardo ci premia con l'immagine di un camoscio.
Di ritorno al rifugio, mi concedo il tempo per testare le capacità di ripresa video della mia fotocamera, e realizzo una panoramica che provo a postarvi qui:
Ci sono posti che, semplicemente vanno visti. Magari li conosci anche... un po', perchè ne senti parlare, li vedi in cartolina, magari anche alla tv quando ci passa il Giro d'Italia, ma finchè non sei lì non ti rendi davvero conto di ciò con cui hai a che fare.Le Dolomiti rientrano in questa categoria, e tra esse il posto più "Dolomiti" di tutti, le 3 Cime di Lavaredo.
E' qui che ho deciso di passare 4 giorni delle mie ferie settembrine, insieme all'amico Fabrizio e al suo gruppo di Zainoinspalla. La prospettiva è delle migliori: 4 giorni girando intorno alle Cime, facendo base al Rifugio Locatelli (mt. 2405), che proprio davanti ad esse si trova.
5 settembre
Il viaggio d'andata in macchina parte in modo incoraggiante: sole e vento fresco. Non durerà. Entrati nella provincia di Bolzano, la temperatura cala e si scatena una simpatica bufera di neve. A quel punto, qualcuno in macchina sgancia la fatidica domanda:
"Cosa dicevano le previsioni del tempo nell'Alto Adige?"
"Tempo bello fino a sabato!"
Perfetto.
Ci lasciamo alle spalle svariati cartelli stradali (tra cui uno recante la scritta "Ahrntal", mah...) (questa la lascio lì per il Brunig, lui capirà... ;-) ) ed entriamo in San Candido.
Arrivati al Rifugio Tre Scarperi, punto di partenza per la salita al Locatelli, il tempo pare aprirsi, e darci modo di consumare addirittura all'aperto i nostri panini.
Una volta partiti, ci rendiamo conto abbastanza rapidamente che il nostro ottimismo meteorologico è destinato ad essere frustrato. Man mano che saliamo, aumentano le nuvole ed il vento, prima freddo, poi decisamente polare. Ed è solo ora che mi rendo conto di un'agghiacciante verità: mi sono dimenticato i guanti! La fatica della salita, non ripidissima ma costante, mi permette di dimenticare il gelo che mi attanaglia le dita, e posso cominciare a gustarmi le prime vedute che questo spettacolo naturale ci offre. E finalmente, le vedo: le Cime! O meglio, quello che le nuvole ci permettono di vedere. Arrivati al rifugio, affidiamo all'indomani le speranze di bel tempo ed entriamo per trovare riparo e calore.
Nelle camere fa un freddo MAIALE, a cui ovvierò sfruttando tutti i piumoni e le coperte supplementari a disposizione. Dopo una sciacquata veloce (la doccia potrà aspettare), consumiamo la serata mangiando, giocando a carte e guardando fuori. Sempre nuvolo. Sperèm...
6 settembre
Il tempo è sempre brutto, seppure non come ieri, ma il solito freddo polare (almeno un paio di gradi sotto zero c'erano tutti) non ci impedisce di fare quello per cui siamo qui: uno splendido anello letteralmente intorno alle 3 Cime. E qui il problema dei guanti si ripresenta in tutta la sua crudezza, ma vengo salvato da un'anima pia che, dotata di un paio supplementare, me lo presta. E che Dio la benedica per questo, visto che man mano che proseguiamo nell'anello il vento non diminuisce, semmai aumenta. Fino all'ora di pranzo proseguiamo ben protetti dai nostri strati di vestiario, facendo sosta prima al Rifugio Lavaredo e poi al Rifugio Auronzo, che onestamente ricorderemo solo per i prezzi pazzeschi di cibo e bevande: il vostro, per un secondo, formaggio, una Coca e UN pezzo di pane, si è visto chiedere quasi 20 Euro! Ed era un self-service...
La fatica ed il salasso sono ripagati dalla seconda parte dell'anello: qui le Cime si presentano in tutto il loro splendore, ricordandoci che ne valeva la pena, e quanto... Non so più quante foto ho fatto, alcune anche in bianco e nero (una ve la lascio qui):

Davanti a noi vediamo il Locatelli che ci aspetta, ma per raggiungerlo dovremo prima ridiscendere nel vallone, poi risalire i nostri bravi 400 metri circa di dislivello, passando anche davanti ad una delle molte grotte scavate dai soldati durante la guerra del '15-'18.
Arrivati al Rifugio, mando a dar via il freddo e mi concedo una doccia bollente. Anche la sera promette meglio: la stellata che vediamo prima di andare a dormire ci fa promesse che ci piacerebbe veder mantenute...
7 settembre
...Ed è proprio così! Alle 7:45 del mattino la vista uscendo dal rifugio è assolutamente indimenticabile, e mi concedo la vanteria di una foto davanti alle Cime (l'immagine d'apertura). Per non rovinarvi i monitor (e anche un po' scusandomi con le Dolomiti), ve ne posto un'altra senza "intrusi" :
Il programma riserva per noi il giro più lungo del trek: saliamo fino al Rifugio Pian di Cengia, poi al Rifugi0 Comici, proprio sotto Cima Dodici. Il tutto sotto un sole splendido, ma anche con un vento sempre micidiale, che ci costringe a stare ancora coperti.A partire dal Comici, però , le cose cambiano, e finalmente camminiamo al caldo. Mentre scendiamo verso la Val Fiscalina, incontro a noi salgono al rifugio valanghe di escursionisti, e i saluti si sprecano: "Ciao", "Salve", "Hallo", "Ponciorno" (???). Praticamente siamo gli unici a scendere mentre il resto del mondo sale, ed arrivati in fondo alla Valle, troviamo un posto per pranzare. Per 20 minuti scarsi, perchè non appena ci siamo seduti, il sole decide simpaticamente di scomparire dietro una forcella in quota, e ci ritroviamo di nuovo all'ombra. Decidiamo così di risalire lungo il corso del torrentello che ci affianca e troviamo un altro posto soleggiato (stavolta fisso) per il relax di prammatica. Abbiamo parecchie ossa da riscaldare!
Questa foto è presa un attimo prima di venire colti da un po' di sana e meritata stupidera, che avrà come risultato una guerra a schizzi...Finita la pausa, risaliamo verso il Rifugio Locatelli, e la vista acuta del ferrarese Riccardo ci premia con l'immagine di un camoscio.
Di ritorno al rifugio, mi concedo il tempo per testare le capacità di ripresa video della mia fotocamera, e realizzo una panoramica che provo a postarvi qui:Il crapone che vedete comparire è del Fabrizio di cui sopra: aveva avuto la mia stessa idea, ma fotografando...
Arriviamo al Locatelli in maniche corte e, soprattutto, belli rossi in viso! Era ora...
8 settembre
E' l'ultimo giorno. Partiamo sotto lo stesso sole splendido di ieri e affrontiamo la breve salita che ci porta ai piedi della Croda dei Baranci, prima di picchiare verso la Val Campo di Dentro e tornare a casa.
E qui Fabrizio ci propone l'ultima sorpresa: un breve passaggio con catene, che per alcuni è una novità assoluta, ma a me riporta in mente il divertimento del Sentiero delle Orobie...
Ultima variazione sul tema: Fabrizio addocchia un ghiaione che si può scendere a balzelloni, e ci si butta a capofitto. Lo seguiamo, e io trovo anche il tempo per capitombolare tra uno zompo e l'altro, ma c'è chi ha fatto di peggio...
C'è chi già sogna l'uovo con speck e patatine e i dolci del Rifugio 3 Scarperi, ed infatti all'arrivo ci fiondiamo a scofanarceli sotto un sole splendido.
E poi bisogna tornare. Le ore di macchina (ma tante, eh?) non cancellano tutto quello che ho visto.
Perchè ci sono posti che, semplicemente, vanno visti.
Fabrizio, grazie per averci portato.
Sonia, grazie per i guanti.
Luigi, occhio al ghiaccio. E alle catene. E ad Orietta Berti.
Arriviamo al Locatelli in maniche corte e, soprattutto, belli rossi in viso! Era ora...
8 settembre
E' l'ultimo giorno. Partiamo sotto lo stesso sole splendido di ieri e affrontiamo la breve salita che ci porta ai piedi della Croda dei Baranci, prima di picchiare verso la Val Campo di Dentro e tornare a casa.
E qui Fabrizio ci propone l'ultima sorpresa: un breve passaggio con catene, che per alcuni è una novità assoluta, ma a me riporta in mente il divertimento del Sentiero delle Orobie...
Ultima variazione sul tema: Fabrizio addocchia un ghiaione che si può scendere a balzelloni, e ci si butta a capofitto. Lo seguiamo, e io trovo anche il tempo per capitombolare tra uno zompo e l'altro, ma c'è chi ha fatto di peggio...
C'è chi già sogna l'uovo con speck e patatine e i dolci del Rifugio 3 Scarperi, ed infatti all'arrivo ci fiondiamo a scofanarceli sotto un sole splendido.
E poi bisogna tornare. Le ore di macchina (ma tante, eh?) non cancellano tutto quello che ho visto.
Perchè ci sono posti che, semplicemente, vanno visti.
Fabrizio, grazie per averci portato.
Sonia, grazie per i guanti.
Luigi, occhio al ghiaccio. E alle catene. E ad Orietta Berti.
martedì 4 settembre 2007
Una bella avventura...
Questa è una storia fuori dal comune, la bella storia di Oliviero, alpinista disabile (ebbe una gamba amputata in seguito ad un incidente stradale) che un bel giorno decise di fare un "giretto" in montagna...
Il racconto della sua avventura lo potete leggere anche qui:
(grazie all'amico Bicio per la sua disponibilità)
Linking Together 2007
Diario Progetto “Linking Together 2007” a favore dell’alpinista disabile Oliviero Bellinzani
Diario Progetto “Linking Together 2007” a favore dell’alpinista disabile Oliviero Bellinzani
Giovedì 5 luglio 2007
Partenti:
Alberto Zucchetti , guida alpina di Alagna Valsesia, Oliviero Bellinzani, alpinista disabile varesino, Massimo Magnocavallo, ballabiese ,accompagnatore di Oliviero e coordinatore del progetto, Giorgio Tessari, guida alpina di Ballabio, Raffaele Cargasacchi, aspirante guida di Lecco e membro del Gruppo alpinistico Gamma Lecco, Giuseppe Orlandi detto “CALUMER” di Ballabio, membro del Soccorso alpino di Lecco. Purtroppo la guida alpina di Aosta Ezio Marlier , qualche giorno prima della partenza, per impegni di lavoro mi comunica che non potrà più partecipare . Non avendo pensato di chiedere ad una guida alpina suo amico la sua eventuale sostituzione, mi ha creato qualche problema nell’organizzazione del progetto.
Partenza alle ore 18.00 dalla località acqua bianca 1450 mt appena ,sopra il paese di Alagna Valsesia ,destinazione Rifugio Barba Ferrero 2250 mt.
Alberto ci ha aspettato al bar delle Guide di Alagna dove incontriamo la guida di Alagna Sergio Gabbio con la quale scambiamo due chiacchiere. Sergio conosce CALUMER che ha incontrato alla Piramide del CNR alla base dell’Everest durante il mese di agosto 2006.
Alle 18.00 partiamo dalla località acqua bianca con il bel tempo anche se la cresta Signal al Rosa è innevata e tira forte vento, oggi nessuno è salito alla Margherita ! Raffaele è con me, Giorgio ed Oliviero e fa alcune riprese con la sua videocamera, CALUMER va avanti con Alberto. Sono già contento e mi assale una forte carica emotiva che mi avvolge man mano che saliamo, mi viene da piangere, penso sia dovuto allo scarico della tensione per tutta l’organizzazione del progetto o forse derivi dal fatto che stiamo vivendo un momento molto bello tutti insieme. Lo spettacolo che i miei occhi vedono guardando la cresta est del Rosa, la nostra meta dei prossimi giorni , è eccitante. Arriviamo al rifugio Barba Ferrero, un rifugio molto carino e riservato ricavato da una vecchia malga alpina dove ci accolgono i gestori di Milano Lorenza e Marco . Ci preparano un gustoso risotto alle ortiche, polenta, carne e formaggio. Siamo soli a parte un amico dei gestori, Sergio, papà di una amica del liceo di Lorenza che rimane estasiato dal nostro progetto e molto felice di conoscere Oliviero. Passiamo una bella serata tutti insieme intonando con Giorgio e CALUMER alcuni canti di montagna.
Venerdì 6 luglio
Ci siamo alzati con il tempo bello ma purtroppo il forte vento durante la notte non ha mai mollato e le condizioni per salire al bivacco Resegotti a quota 3600 mt non sono favorevoli. La nostra guida Alberto propone di rinunciare così, di comune accordo, decidiamo di ridiscendere ad Alagna Valsesia dove salutiamo Alberto che non ha più ragione di rimanere con noi e risaiamo in seggiovia al Passo Salati a quota 2890 mt. Facciamo tappa al rifugio Vigevano per mangiare una pastasciutta dove salutiamo Silvia, la figlia della nostra amica Anna Folghera che ci ha aiutato a ridurre i nostri costi attraverso il CAI di Varallo Sesia, proprietario dei rifugi Gniffetti e Capanna Margherita.. Dopo aver mangiato e salutato Silvia siamo saliti al rifugio Gniffetti a quota 3670 mt. Il vento è ancora molto forte, domani è previsto ancora vento forte da Ovest ma dobbiamo andare aventi per completare la nostra tappa alla Capanna Margherita a quota 4556 mt dove ci aspetterà per la prima staffetta la guida alpina di Bergamo Mauro Soregaroli con la sua compagna , membro del Soccorso Alpino di Bergamo che si è aggregata per sostiture la presenza di Marlier. Le mie emozioni oggi sono meno forti visto che abbiamo dovuto rinunciare alla cresta Signal al Rosa, che saliremo sicuramente a fine agosto con migliori condizioni, promessa di Alberto!!!!. Comunque il morale del gruppo è alto, Raffaele, Giorgio, CALUMER ed Oliviero sono persone meravigliose, hanno dato la loro parola a partecipare al progetto, hanno dato tutto il loto sostegno ad Oliviero e questo mi rende molto felice visto che posso contare su altre persone che mi danno una mano per rendere contento Oliviero. Dopodomani mattina scenderemo dalla Capanna Margherita per affrontare la cresta dei Lyskam e Raffaele e Giuseppe hanno deciso di continuare insieme a noi e a Mauro con la sua ragazza , saremo in 7 persone a dare una mano ad Oliviero !.Sono le 21,30 , qui al rifugio Gniffetti c’è molta gente e dobbiamo ringraziare Alberto Zucchetti che ci ha dato una mano per trovare posto visto che questo rifugio non rientrava nelle nostre tappe. Oliviero è tranquillo, allenato e penso che domani non dovrebbero esserci problemi particolari. Io sono molto adrenalinico e felice di essere con questi amici con i quali stiamo passando dei bellissimi momenti. Raffaele oggi ha fatto delle bellissime riprese con il mio cavalletto che ho acquistato con Oliviero insieme ad una nuova video camera visto che non abbiamo avuto il supporto di nessun professionista cine-operatore. Sia io che Raffaele abbiamo effettuato le riprese . Oggi è successo un fatto strano che mi ha infastidito parecchio: venerdì scorso io ed Oliviero siamo stati alla RAI di Aosta per un’intervista sul nostro progetto, una giornalista ci ha chiesto se ci sarebbe piaciuto che la RAI con la collaborazione della Protezione Civile di Aosta potesse effettuare delle riprese con l’elicottero durante una nostra tappa. Noi chiaramente abbiamo detto di si . Oggi mi ha chiamato la giornalista rimangiando tutto quello che ci avevano promesso ! Non è giusto, prima le certezze per non deludere Oliviero.
Ci siamo alzati con il tempo bello ma purtroppo il forte vento durante la notte non ha mai mollato e le condizioni per salire al bivacco Resegotti a quota 3600 mt non sono favorevoli. La nostra guida Alberto propone di rinunciare così, di comune accordo, decidiamo di ridiscendere ad Alagna Valsesia dove salutiamo Alberto che non ha più ragione di rimanere con noi e risaiamo in seggiovia al Passo Salati a quota 2890 mt. Facciamo tappa al rifugio Vigevano per mangiare una pastasciutta dove salutiamo Silvia, la figlia della nostra amica Anna Folghera che ci ha aiutato a ridurre i nostri costi attraverso il CAI di Varallo Sesia, proprietario dei rifugi Gniffetti e Capanna Margherita.. Dopo aver mangiato e salutato Silvia siamo saliti al rifugio Gniffetti a quota 3670 mt. Il vento è ancora molto forte, domani è previsto ancora vento forte da Ovest ma dobbiamo andare aventi per completare la nostra tappa alla Capanna Margherita a quota 4556 mt dove ci aspetterà per la prima staffetta la guida alpina di Bergamo Mauro Soregaroli con la sua compagna , membro del Soccorso Alpino di Bergamo che si è aggregata per sostiture la presenza di Marlier. Le mie emozioni oggi sono meno forti visto che abbiamo dovuto rinunciare alla cresta Signal al Rosa, che saliremo sicuramente a fine agosto con migliori condizioni, promessa di Alberto!!!!. Comunque il morale del gruppo è alto, Raffaele, Giorgio, CALUMER ed Oliviero sono persone meravigliose, hanno dato la loro parola a partecipare al progetto, hanno dato tutto il loto sostegno ad Oliviero e questo mi rende molto felice visto che posso contare su altre persone che mi danno una mano per rendere contento Oliviero. Dopodomani mattina scenderemo dalla Capanna Margherita per affrontare la cresta dei Lyskam e Raffaele e Giuseppe hanno deciso di continuare insieme a noi e a Mauro con la sua ragazza , saremo in 7 persone a dare una mano ad Oliviero !.Sono le 21,30 , qui al rifugio Gniffetti c’è molta gente e dobbiamo ringraziare Alberto Zucchetti che ci ha dato una mano per trovare posto visto che questo rifugio non rientrava nelle nostre tappe. Oliviero è tranquillo, allenato e penso che domani non dovrebbero esserci problemi particolari. Io sono molto adrenalinico e felice di essere con questi amici con i quali stiamo passando dei bellissimi momenti. Raffaele oggi ha fatto delle bellissime riprese con il mio cavalletto che ho acquistato con Oliviero insieme ad una nuova video camera visto che non abbiamo avuto il supporto di nessun professionista cine-operatore. Sia io che Raffaele abbiamo effettuato le riprese . Oggi è successo un fatto strano che mi ha infastidito parecchio: venerdì scorso io ed Oliviero siamo stati alla RAI di Aosta per un’intervista sul nostro progetto, una giornalista ci ha chiesto se ci sarebbe piaciuto che la RAI con la collaborazione della Protezione Civile di Aosta potesse effettuare delle riprese con l’elicottero durante una nostra tappa. Noi chiaramente abbiamo detto di si . Oggi mi ha chiamato la giornalista rimangiando tutto quello che ci avevano promesso ! Non è giusto, prima le certezze per non deludere Oliviero.
Sabato 7 luglio
Siamo partiti dal rifugio Gniffetti alle 7.30 con forte vento da Ovest, io e Giorgio ci leghiamo insieme, Oliviero si lega con Raffaele al quale ho dato il soprannome di “bambino” visto che come tocca il letto si addormenta e CALUMER. Saliamo abbastanza veloci verso il colle Vincent a 4000 mt, saliamo il Corno Nero a quota 4322 mt, attrezziamo per Oliviero una corda doppia e ci dirigiamo verso la cresta Ludwigshohe , un altro 4342 mt, attraversiamo sotto la punta Parrot e saliamo direttamente alla Capanna Margherita a quota 4554 mt, tre 4000 in giornata!!. Luca, il rifugista della Margherita ci accoglie con entusiasmo , beviamo tutti insieme ed aspettiamo la guida Mauro Soregaroli con la compagna Luisa.. Quando arrivano ci conosciamo, scambiamo quattro chiacchiere e decido di dare a Mauro la responsabilità nella conduzione della tappa dell’indomani. Le mie emozioni sono altissime, ho anche un po’ di preoccupazione per la salita della cresta del Lyskam. Sono le 21,45, domani sveglia alle 5.00. Dalla finestra della Capanna si vede la nostra meta ed anche il Cervino con la sua parete est e la cresta di nord-est in condizioni invernali (sono preoccupato per i prossimi giorni).
Siamo partiti dal rifugio Gniffetti alle 7.30 con forte vento da Ovest, io e Giorgio ci leghiamo insieme, Oliviero si lega con Raffaele al quale ho dato il soprannome di “bambino” visto che come tocca il letto si addormenta e CALUMER. Saliamo abbastanza veloci verso il colle Vincent a 4000 mt, saliamo il Corno Nero a quota 4322 mt, attrezziamo per Oliviero una corda doppia e ci dirigiamo verso la cresta Ludwigshohe , un altro 4342 mt, attraversiamo sotto la punta Parrot e saliamo direttamente alla Capanna Margherita a quota 4554 mt, tre 4000 in giornata!!. Luca, il rifugista della Margherita ci accoglie con entusiasmo , beviamo tutti insieme ed aspettiamo la guida Mauro Soregaroli con la compagna Luisa.. Quando arrivano ci conosciamo, scambiamo quattro chiacchiere e decido di dare a Mauro la responsabilità nella conduzione della tappa dell’indomani. Le mie emozioni sono altissime, ho anche un po’ di preoccupazione per la salita della cresta del Lyskam. Sono le 21,45, domani sveglia alle 5.00. Dalla finestra della Capanna si vede la nostra meta ed anche il Cervino con la sua parete est e la cresta di nord-est in condizioni invernali (sono preoccupato per i prossimi giorni).
Domenica 8 luglio
Oliviero non sta bene, ha la nausea e dice che se vomiterà potrà avere dei seri problemi che potrebbero portare ad interrompere il progetto.
Sono molto preoccupato, ma dopo 1 ora Olivero decide di scendere e di affrontare la tappa. Anche Luisa, la compagna di Mauro non sta bene e decide di rientrare ad Alagna. Oliviero no è in forma, ha molti dubbi sulla salita della Cresta dei Lyskam. Scendiamo tardi alla base dei Lyskam, sono le 7.30 , il tempo cambierà nel primo pomeriggio e Mauro decide di optare per la salita al Naso. CALUMER ha mal di schiena, non mi ha detto prima di partire che sta facendo delle manipolazioni per la sua ernia al disco, ha stretto i denti per aiutare Oliviero sin qui ma deve rinunciare. Lo accompagnerà ad Alagna anche Raffaele, così io e Giorgio ci leghiamo, Oliviero con Mauro e partiamo verso il Naso. Saliamo la cima del Naso a quota 4272 mt, Oliviero e Mauro scendono dalla cresta, io e Giorgio aggiriamo il Naso in diagonale su terreno giacciato su traversi molto impegnativi e raggiungiamo Mauro ed Oliviero nell’ultimo facile tratto diagonale che ci condurrà al rifugio Quntino Sella. Dopo dieci minuti la perturbazione anticipa di parecchio le previsioni meteo, alle 11.00 ci sorprende la nebbia ed una fitta nevicata sino al Rifugio Quintino Sella che raggiungiamo alle 12.00. La meteo dava brutto per lunedì, questo lo sapevamo ma non sapevamo che sarebbe rimasto brutto sino a giovedì. La guida di Cervinia che avrebbe dovuto dare staffetta a Mauro mi chiama dicendo che non sarebbe salito viste le condizioni, chiamo il Presidente delle guide di Cervinia Lucio Trucco che mi conferma le pessime previsioni meteo nei prossimi giorni , così decidiamo di interrompere il progetto e di riprenderlo verso la fine di luglio.
Oliviero non sta bene, ha la nausea e dice che se vomiterà potrà avere dei seri problemi che potrebbero portare ad interrompere il progetto.
Sono molto preoccupato, ma dopo 1 ora Olivero decide di scendere e di affrontare la tappa. Anche Luisa, la compagna di Mauro non sta bene e decide di rientrare ad Alagna. Oliviero no è in forma, ha molti dubbi sulla salita della Cresta dei Lyskam. Scendiamo tardi alla base dei Lyskam, sono le 7.30 , il tempo cambierà nel primo pomeriggio e Mauro decide di optare per la salita al Naso. CALUMER ha mal di schiena, non mi ha detto prima di partire che sta facendo delle manipolazioni per la sua ernia al disco, ha stretto i denti per aiutare Oliviero sin qui ma deve rinunciare. Lo accompagnerà ad Alagna anche Raffaele, così io e Giorgio ci leghiamo, Oliviero con Mauro e partiamo verso il Naso. Saliamo la cima del Naso a quota 4272 mt, Oliviero e Mauro scendono dalla cresta, io e Giorgio aggiriamo il Naso in diagonale su terreno giacciato su traversi molto impegnativi e raggiungiamo Mauro ed Oliviero nell’ultimo facile tratto diagonale che ci condurrà al rifugio Quntino Sella. Dopo dieci minuti la perturbazione anticipa di parecchio le previsioni meteo, alle 11.00 ci sorprende la nebbia ed una fitta nevicata sino al Rifugio Quintino Sella che raggiungiamo alle 12.00. La meteo dava brutto per lunedì, questo lo sapevamo ma non sapevamo che sarebbe rimasto brutto sino a giovedì. La guida di Cervinia che avrebbe dovuto dare staffetta a Mauro mi chiama dicendo che non sarebbe salito viste le condizioni, chiamo il Presidente delle guide di Cervinia Lucio Trucco che mi conferma le pessime previsioni meteo nei prossimi giorni , così decidiamo di interrompere il progetto e di riprenderlo verso la fine di luglio.
Lunedì 9 luglio
Alle 7.30 sotto una forte nevicata usciamo per primi dal rifugio e scendiamo le corde fisse con 15 centimetri di neve fresca verso il colle Bettaforca per rientrare contenti ad Alagna dove riprenderò la macchina di Oliviero alla frazione di acqua bianca, organizzo con mio padre di venirci a prendere a Sesto Calende visto che Oliviero abita da quelle parti. Mio padre viene a prenderci e ci porta a casa dei miei genitori a Cesano Maderno dove arriva mia moglie con la moglie di Giorgio per accompagnarci a Ballabio.
Alle 7.30 sotto una forte nevicata usciamo per primi dal rifugio e scendiamo le corde fisse con 15 centimetri di neve fresca verso il colle Bettaforca per rientrare contenti ad Alagna dove riprenderò la macchina di Oliviero alla frazione di acqua bianca, organizzo con mio padre di venirci a prendere a Sesto Calende visto che Oliviero abita da quelle parti. Mio padre viene a prenderci e ci porta a casa dei miei genitori a Cesano Maderno dove arriva mia moglie con la moglie di Giorgio per accompagnarci a Ballabio.
Martedì 24 luglio 2007
Partecipanti:
Oliviero Bellinzani, alpinista disabile varesino, Massimo Magnocavallo, ballabiese ,accompagnatore di Oliviero e coordinatore del progetto, Giorgio Tessari, guida alpina di Ballabio, Lucio Trucco, guida alpina e Presidente delle guide di Cervinia
Riprendiamo il nostro progetto da dove l’avevamo interrotto, cioè dal rifugio Quintino Sella. Alle 6,20 del mattino passo a prendere Giorgio a casa sua con la mia macchina, abbiamo appuntamento a Vergiate (Va) con Oliviero che ci aspetta alle 8.00. Partiamo con le due macchine, arriviamo a Cervinia alle 10,20 , nostra meta finale della seconda parte del progetto. Lucio Trucco ci aspetta alla casa delle guide insieme alla responsabile organizzativa Adriana. Lucio decide al momento di accompagnarci per i primi due giorni per la salita dei primi 4 quattromila, Castore, Polluce, Breithorn centrale ed occidentale, siamo orgogliosi di averlo come compagno. Decidiamo di lasciare a Cervinia la macchina di Oliviero che è più piccola per proseguire verso Gressoney con la mia. Scarichiamo dalla macchina di Oliviero il suo materiale, mi raccomando di non dimenticare nulla. Partiamo tutti e 4 per Gressoney per prendere la funivia delle 14,15. Arriviamo alle 12.45 , prima di scaricare gli zaini mangiamo qualcosa al bar della funivia, torniamo alla mia macchina alle 13,45 per prendere gli zaini quando Oliviero mi dice di aver dimenticato nella sua macchina a Cervinia tutto l’occorrente per le sue stampelle per affrontare i nevai ed i ghiacciai !!!. L’ultima funivia parte alle 17,15, ho tre ore di macchina per andare e tornare a Cervinia per recuperare il suo materiale , non dico nulla ad Oliviero, parto come un razzo, surriscaldo i freni dell’auto ed alle 16,45 sono di ritorno a Gressoney. Alle 17.00 partiamo con la funivia e con passo veloce raggiungiamo alle ore 20,15 il rifugio Q.Sella.Quando arriviamo il rifugista dice con tono seccato a Lucio che la mia prenotazione era prevista per il giorno 23 luglio e che quindi non c’è posto. Parlo io con il rifugista e fortunatamente il rifugista di dice che un gruppo ha disdettato e che ci può sistemare per la notte. Credo che abbiano capito male loro facendo confusione visto che preoccupato per le tappe successive , telefono agli altri rifugi che mi confermano le prenotazioni fatte da me la settimana prima.
Partecipanti:
Oliviero Bellinzani, alpinista disabile varesino, Massimo Magnocavallo, ballabiese ,accompagnatore di Oliviero e coordinatore del progetto, Giorgio Tessari, guida alpina di Ballabio, Lucio Trucco, guida alpina e Presidente delle guide di Cervinia
Riprendiamo il nostro progetto da dove l’avevamo interrotto, cioè dal rifugio Quintino Sella. Alle 6,20 del mattino passo a prendere Giorgio a casa sua con la mia macchina, abbiamo appuntamento a Vergiate (Va) con Oliviero che ci aspetta alle 8.00. Partiamo con le due macchine, arriviamo a Cervinia alle 10,20 , nostra meta finale della seconda parte del progetto. Lucio Trucco ci aspetta alla casa delle guide insieme alla responsabile organizzativa Adriana. Lucio decide al momento di accompagnarci per i primi due giorni per la salita dei primi 4 quattromila, Castore, Polluce, Breithorn centrale ed occidentale, siamo orgogliosi di averlo come compagno. Decidiamo di lasciare a Cervinia la macchina di Oliviero che è più piccola per proseguire verso Gressoney con la mia. Scarichiamo dalla macchina di Oliviero il suo materiale, mi raccomando di non dimenticare nulla. Partiamo tutti e 4 per Gressoney per prendere la funivia delle 14,15. Arriviamo alle 12.45 , prima di scaricare gli zaini mangiamo qualcosa al bar della funivia, torniamo alla mia macchina alle 13,45 per prendere gli zaini quando Oliviero mi dice di aver dimenticato nella sua macchina a Cervinia tutto l’occorrente per le sue stampelle per affrontare i nevai ed i ghiacciai !!!. L’ultima funivia parte alle 17,15, ho tre ore di macchina per andare e tornare a Cervinia per recuperare il suo materiale , non dico nulla ad Oliviero, parto come un razzo, surriscaldo i freni dell’auto ed alle 16,45 sono di ritorno a Gressoney. Alle 17.00 partiamo con la funivia e con passo veloce raggiungiamo alle ore 20,15 il rifugio Q.Sella.Quando arriviamo il rifugista dice con tono seccato a Lucio che la mia prenotazione era prevista per il giorno 23 luglio e che quindi non c’è posto. Parlo io con il rifugista e fortunatamente il rifugista di dice che un gruppo ha disdettato e che ci può sistemare per la notte. Credo che abbiano capito male loro facendo confusione visto che preoccupato per le tappe successive , telefono agli altri rifugi che mi confermano le prenotazioni fatte da me la settimana prima.
Mercoledì 25 luglio
Sveglia alle 5.00 , colazione alle 5.30, partenza alle 6.00 per la cresta del Castore (4260 mt) che nel 2003 ho già salito con Oliviero per allenarci per il Cervino. Alle 8.15 siamo in cima , la giornata è stupenda, faccio le foto e le riprese di rito con il cavalletto. Scendiamo dal Castore ed aggiriamo la base rocciosa del Polluce e cominciamo ad arrampicare sulla cresta rocciosa di 2 grado che ci porta dopo alcune corde fisse appena sotto la cima dove è situata una madonnina in ferro. Saliamo la cima a quota 4090 mt, facciamo alcune riprese, siamo felici, intervisto Oliviero, Giorgio e Lucio, anche Lucio mi intervista e alle 10,20 scendiamo, dopo mezz’ora siamo al rifugio Guide D’Ayas dove ci preparano una buona pasta. Esco dal rifugio , mi arrampico sulla bastionata sopra al rifugio per trovare il campo per poter usare il mio telefonino e chiamo mia moglie Anna per dare buone notizie.
Dopo qualche minuto mi chiama un giornalista dell’ANSA di Aosta chiedendomi notizie sulle nostre tappe e sulle nostre salite.I giorni successivi probabilmente parleranno molto di noi sui giornali.
Oliviero è in gran forma, domani ci aspetta la tappa del Breithorn, probabilmente saliremo solo il centrale e l’occidentale perché la cresta orientale è impraticabile.
Giovedì 26 luglio
Partiamo alle 6,15 dal rifugio, ci aspetta subito una salita di 500 mt di dislivello per salire in traverso verso la base del Breithorn centrale, nostra prima meta. Faccio fatica, Oliviero è in forma, sudo molto, c’è freddo. Dopo 2 ore arriviamo al colle che porta verso la cresta finale, ho ancora la giacca a vento, decido di fermarmi a togliermela e bere qualcosa, i miei compagni mi dicono di non fermarmi e di proseguire, ho uno scatto d’ira e li mando al diavolo dicendo che ho i miei tempi e mi da fastidio quando qualcuno mi dice quello che devo fare !! Sarà il carico emotivo, la stanchezza dell’organizzazione del progetto. Mangio una marmellatina, bevo un po’ di acqua, tolgo la giacca a vento e riprendo la marcia con più energie. Arriviamo sotto la cima del Breithorn centrale, l’ambiente è bellissimo, lasciamo gli zaini e saliamo lungo la cresta affilata prima io e Giorgio per organizzare le riprese della salita di Lucio e Oliviero, facciamo le riprese, le foto di vetta a quota 4160 mt, dietro di noi si vede il Cervino con la sua parete est e la cresta nord-est dell’Hornli, nostra meta di sabato, siamo preoccupati perché è molto innevata e Lucio ci dice che abbiamo poche possibilità di realizzarla. Mi prende lo sconforto pensando che potremmo ancora interrompere per la seconda volta il progetto !. Scendiamo dalla cresta per risalire l’affilata cresta del Breithorn occidentale a quota 4165 mt. Anche qui facciamo le riprese con le bandiere degli sponsor Sartorius, l’azienda per la quale lavoro e la società farmaceutica IBSA mia cliente. Scendiamo al Plateau Rosà dalle piste da sci per arrivare alle 13.00 al rifugio Guide del Cervino a 3450 mt dove ci hanno offerto un lauto pranzo a base di lasagne, garganelli ai funghi e costata di manzo con dolce fatto in casa. Il gestore si chiama Walter ed è guida alpina di Cervinia, la moglie Sabrina ci accoglie con dolcezza . Conosciamo anche Tiziana, cameriera stagionale che vive a Valtournanche e studia in Università a Bologna, specializzazione ortopedia. Non sa nulla del nostro progetto, conosce Oliviero, le racconto la nostra storia, si entusiasma e vorrebbe partire con noi il giorno dopo…
Oliviero mi chiede se ho preso le chiavi della sua macchina visto che dobbiamo scendere da Cervinia a Gressoney per prendere la mia auto. E’ incredibile, nella fretta nello scendere da Cervinia non mi sono ricordato di prendere dalle mia macchina le chiavi di Oliviero e quindi siamo in crisi per riprendere l’auto di Oliviero domenica mattina. Ci viene una brillante idea: visto che Raffaele Cargasacchi presente alla prima parte del progetto ha dato la sua disponibilità per la salita al Cervino chiamando un suo amico guida Andrea Spandri, chiediamo loro per favore di passare a casa mia a prendere la copia delle mie chiavi e di passare a Gressoney domani mattina a ritirare la mia auto con le chiavi di Oliviero e di portare la mia auto a Cervinia, i ragazzi dicono che non ci sono problemi e l’indomani faranno quello che ho chiesto loro, che grandi !!!Nel pomeriggio facciamo la conoscenza con 2 alpinisti spagnoli , Antonio e Josè che andranno domani al Castore e nei prossimi giorni vorrebbero salire anche loro il Cervino. La sera facciamo amicizia anche con un gruppo di alpinisti di Trieste che chiedevano informazioni a Giorgio sulla salita del Polluce, loro meta di domani. Mangiamo tutti insieme , scherziamo, facciamo delle foto, parliamo del nostro progetto, Giorgio racconta le sue esperienze delle sue prime invernali e dei suoi bivacchi con i fratelli Rusconi di Valmadrea, brindiamo con un po’ di grappa , ci scambiamo le e-mail, i numeri di telefono ed alle 22,30 andiamo a dormire.
Partiamo alle 6,15 dal rifugio, ci aspetta subito una salita di 500 mt di dislivello per salire in traverso verso la base del Breithorn centrale, nostra prima meta. Faccio fatica, Oliviero è in forma, sudo molto, c’è freddo. Dopo 2 ore arriviamo al colle che porta verso la cresta finale, ho ancora la giacca a vento, decido di fermarmi a togliermela e bere qualcosa, i miei compagni mi dicono di non fermarmi e di proseguire, ho uno scatto d’ira e li mando al diavolo dicendo che ho i miei tempi e mi da fastidio quando qualcuno mi dice quello che devo fare !! Sarà il carico emotivo, la stanchezza dell’organizzazione del progetto. Mangio una marmellatina, bevo un po’ di acqua, tolgo la giacca a vento e riprendo la marcia con più energie. Arriviamo sotto la cima del Breithorn centrale, l’ambiente è bellissimo, lasciamo gli zaini e saliamo lungo la cresta affilata prima io e Giorgio per organizzare le riprese della salita di Lucio e Oliviero, facciamo le riprese, le foto di vetta a quota 4160 mt, dietro di noi si vede il Cervino con la sua parete est e la cresta nord-est dell’Hornli, nostra meta di sabato, siamo preoccupati perché è molto innevata e Lucio ci dice che abbiamo poche possibilità di realizzarla. Mi prende lo sconforto pensando che potremmo ancora interrompere per la seconda volta il progetto !. Scendiamo dalla cresta per risalire l’affilata cresta del Breithorn occidentale a quota 4165 mt. Anche qui facciamo le riprese con le bandiere degli sponsor Sartorius, l’azienda per la quale lavoro e la società farmaceutica IBSA mia cliente. Scendiamo al Plateau Rosà dalle piste da sci per arrivare alle 13.00 al rifugio Guide del Cervino a 3450 mt dove ci hanno offerto un lauto pranzo a base di lasagne, garganelli ai funghi e costata di manzo con dolce fatto in casa. Il gestore si chiama Walter ed è guida alpina di Cervinia, la moglie Sabrina ci accoglie con dolcezza . Conosciamo anche Tiziana, cameriera stagionale che vive a Valtournanche e studia in Università a Bologna, specializzazione ortopedia. Non sa nulla del nostro progetto, conosce Oliviero, le racconto la nostra storia, si entusiasma e vorrebbe partire con noi il giorno dopo…
Oliviero mi chiede se ho preso le chiavi della sua macchina visto che dobbiamo scendere da Cervinia a Gressoney per prendere la mia auto. E’ incredibile, nella fretta nello scendere da Cervinia non mi sono ricordato di prendere dalle mia macchina le chiavi di Oliviero e quindi siamo in crisi per riprendere l’auto di Oliviero domenica mattina. Ci viene una brillante idea: visto che Raffaele Cargasacchi presente alla prima parte del progetto ha dato la sua disponibilità per la salita al Cervino chiamando un suo amico guida Andrea Spandri, chiediamo loro per favore di passare a casa mia a prendere la copia delle mie chiavi e di passare a Gressoney domani mattina a ritirare la mia auto con le chiavi di Oliviero e di portare la mia auto a Cervinia, i ragazzi dicono che non ci sono problemi e l’indomani faranno quello che ho chiesto loro, che grandi !!!Nel pomeriggio facciamo la conoscenza con 2 alpinisti spagnoli , Antonio e Josè che andranno domani al Castore e nei prossimi giorni vorrebbero salire anche loro il Cervino. La sera facciamo amicizia anche con un gruppo di alpinisti di Trieste che chiedevano informazioni a Giorgio sulla salita del Polluce, loro meta di domani. Mangiamo tutti insieme , scherziamo, facciamo delle foto, parliamo del nostro progetto, Giorgio racconta le sue esperienze delle sue prime invernali e dei suoi bivacchi con i fratelli Rusconi di Valmadrea, brindiamo con un po’ di grappa , ci scambiamo le e-mail, i numeri di telefono ed alle 22,30 andiamo a dormire.
Venerdì 27 luglio
Facciamo colazione alle 8.00, aspettiamo la guida di Cervinia Laurent Nicoletta che ha dato staffetta a Lucio Trucco, partiamo dal Plateau Rosà in direzione della funivia Troknersteg, scendiamo a Furi e saliamo a Schwarzee. Ci fermiamo a mangiare un piatto di patate e salsicce, beviamo una birra e saliamo alla capanna Hornli. Il rifugio è pieno, tutti gli alpinisti presenti saliranno domani il Cervino. Ieri solo 4 persone sono salite ed un cecoslovacco è morto per imprudenza.Sono un po’ preoccupato perché la parete è innevata nella parte alta, ma sono però tranquillo nel pensare che le cordate che ci precederanno ci prepareranno le tracce per la parte alta, la più impegnativa sul versante nord.
Facciamo conoscenza con alpinisti di tutto in mondo che si congratulano con Oliviero per la sua tenacia e volontà.
Aspettiamo i due ragazzi che arrivano molto veloci alle 17.00. Conosciamo Andrea, guida giovane di Cortenova (Lc) e membro del famosissimo Gruppo alpinistico lecchese Ragni di Lecco.
Mangiamo tutti insieme , scherziamo, siamo uniti, determinati a salire e a fare bene, siamo allenati ma sappiamo che domani sarà molto dura e lunga la giornata con tutte le incertezze della salita con Oliviero.
Facciamo colazione alle 8.00, aspettiamo la guida di Cervinia Laurent Nicoletta che ha dato staffetta a Lucio Trucco, partiamo dal Plateau Rosà in direzione della funivia Troknersteg, scendiamo a Furi e saliamo a Schwarzee. Ci fermiamo a mangiare un piatto di patate e salsicce, beviamo una birra e saliamo alla capanna Hornli. Il rifugio è pieno, tutti gli alpinisti presenti saliranno domani il Cervino. Ieri solo 4 persone sono salite ed un cecoslovacco è morto per imprudenza.Sono un po’ preoccupato perché la parete è innevata nella parte alta, ma sono però tranquillo nel pensare che le cordate che ci precederanno ci prepareranno le tracce per la parte alta, la più impegnativa sul versante nord.
Facciamo conoscenza con alpinisti di tutto in mondo che si congratulano con Oliviero per la sua tenacia e volontà.
Aspettiamo i due ragazzi che arrivano molto veloci alle 17.00. Conosciamo Andrea, guida giovane di Cortenova (Lc) e membro del famosissimo Gruppo alpinistico lecchese Ragni di Lecco.
Mangiamo tutti insieme , scherziamo, siamo uniti, determinati a salire e a fare bene, siamo allenati ma sappiamo che domani sarà molto dura e lunga la giornata con tutte le incertezze della salita con Oliviero.
Sabato 28 luglio
Oggi è il 13.mo compleanno di mia figlia Ilaria che rientrerà dal campeggio estivo dell’oratorio di Ballabio organizzato in Valle d’Aosta a Ollomont in Valpeline. Le sono molto vicino . Sveglia alle 3.00, ci prepariamo, Oliviero non dice una parola, è molto nervoso, non ha dormito la notte pensando alle salita, anch’io ogni tanto lo chiamavo e parlavamo un po’. Ci leghiamo e partiamo con la frontale.Io e Giorgio andiamo avanti per primi, seguiamo le altre cordate ed a un certo punto ci fermiamo pensando di essere saliti troppo in alto vedendo le altre frontali sotto di noi, scendiamo arrampicando e ci ritroviamo sulla cengia già percorsa prima, ridiamo un po’ e riprendiamo il gruppo con Oliviero che è già caricatissimo. Il tempo è bellissimo, dobbiamo arrivare al bivacco Solvay entro le tre ore , invece arriviamo con 1 ora di ritardo. La regola delle guide è quella che se i clienti arrivano dopo le tre ore si ritorna alla Hornli. Laurent fa un’eccezione per Oliviero ma è preoccupato per il ritardo. Abbiamo trovato anche molte cordate che ci hanno rallentato la marcia ed abbiamo dovuto aiutare Oliviero nel portare le sue stampelle quando non le poteva utilizzare . Questo lavoro lo hanno sostenuto Andrea e Raffaele ai quali va tutta la mia stima ed ammirazione.Io faccio foto e riprese che mi stancano tantissimo, ma non posso farne a meno. Saliamo veloci sino alla spalla del Cervino dove nel 2005 con il mio amico di Ballabio Giorgio Borsani abbiamo dovuto abbandonare per cattivo tempo. Dalla spalla incominciamo al alzarci sulla cresta che porta verso la parete nord dove hanno attrezzato delle corde fisse di canapa per agevolare la difficile salita. Dopo questa corde fisse faccio le riprese ad Oliviero, mancano 100 metri alla cima del Cervino, piango, mi emoziono tantissimo, riprendo con la video-camera i miei compagni sotto di me. Ci raggruppiamo e decidiamo di affrontare la parte nevosa alcuni con i ramponi, io e Giorgio decidiamo di non usarli. Parto io per primo da capocordata, dopo pochi metri decido di usare la piccozza per maggiore sicurezza. Sono teso perché la parete è ripida e perché proseguiamo in conserva. Giorgio mi dice di stare tranquillo, dopo 40 minuti sono in cima, riprendo la statua di legno di S.Bernardo, protettore di tutti gli alpinisti, sulla vetta svizzera del Cervino non c’è croce, la croce è situata solo sulla vetta italiana. Aspetto che arrivino i miei compagni e decido che sia Oliviero il primo a toccare la vetta più alta rispetto alla statua di S.Bernardo. Sono le 11.15 , siamo tutti sulla cima del Cervino, siamo in estasi, Oliviero piange, facciamo le riprese, le foto e cominciamo a scendere. Io sono in crisi psicologica, rallento la discesa , Giorgio mi assicura con il mezzo barcaiolo, scendiamo tutti con i ramponi, la discesa è molto faticosa, facciamo anche qualche doppia nella parte finale, sono lento, il gruppo ci aspetta al bivacco Sovay dove arriviamo con 15 minuti di ritardo, scendiamo ora più veloci, sto meglio ma siamo ancora lenti. Gli altri arrivano alla Hornli alle 19,30, noi alle 21,00 con ben 10 ore di discesa faticosa. Il Cervino è una grande parete e bisogna essere molto veloci in discesa ed allenati per evitare bivacchi notturni molto pericolosi se si è lontani dalla Solvay. Dopp 17 ore siamo al rifugio dove i nostri amici ci hanno tenuto in caldo una minestra ed un po’ di carne. Ciraccontano che quando Oliviero è arrivato al rifugio tutti gli alpinisti presenti si sono alzati ed hanno fatto a lui un caloroso applauso !!Loro vanno a dormire, io mi fermo a meditare, a guardare i filmati, riassetto lo zaino, sono felice per aver concluso il progetto, sono molto contento per Oliviero, alle 23.10 vado a dormire. Alle 6.30 mi sveglio, esco dal rifugio, Giorgio mi raggiunge, faccio delle riprese al Cervino , il tempo è ancora bellissimo. Alle 8.00 facciamo colazione tutti insieme, scherziamo, faccio ai miei compagni un’intervista con il Cervino alle loro spalle, scendiamo alla funivia che ci porterà al piccolo Cervino per arrivare al rifugio Guide del Cervino da dove partirà la funivia per Cervinia.Prendiamo le macchine ed andiamo alla casa delle guide dove ci aspetta Adriana e Lucio. Andiamo a mangiare una pizza ed alle 14..00 arriva la giornalista della RAI di Aosta che mi ha stressato da martedì 24 sino a pochi minuti fa per l’intervista e la messa in onda in anteprima. Con l’operatore fanno l’intervista alla casa delle guide ad Oliviero e ci dicono che sarà messo in onda la sera stessa sul TG regionale di Aosta. Poi daranno il servizio a Milano TG Regionale ed anche al nazionale TG1. Andrea e Raffaele rientrano prima, io Giorgio ed Oliviero andiamo a bere qualcosa, ci fermiamo in edicola e leggiamo sul quotidiano La Stampa ed Avvenire notizie sull’impresa di Oliviero, ci salutiamo molto ma molto soddisfatti e felici. Io e Giorgio andiamo ad Aosta per riprendere i nastri dei miei filmati. Linking Together si è conclusa nel modo migliore !!!
Grazie di cuora ancora a tutti voi per il vostro prezioso sostegno
Oggi è il 13.mo compleanno di mia figlia Ilaria che rientrerà dal campeggio estivo dell’oratorio di Ballabio organizzato in Valle d’Aosta a Ollomont in Valpeline. Le sono molto vicino . Sveglia alle 3.00, ci prepariamo, Oliviero non dice una parola, è molto nervoso, non ha dormito la notte pensando alle salita, anch’io ogni tanto lo chiamavo e parlavamo un po’. Ci leghiamo e partiamo con la frontale.Io e Giorgio andiamo avanti per primi, seguiamo le altre cordate ed a un certo punto ci fermiamo pensando di essere saliti troppo in alto vedendo le altre frontali sotto di noi, scendiamo arrampicando e ci ritroviamo sulla cengia già percorsa prima, ridiamo un po’ e riprendiamo il gruppo con Oliviero che è già caricatissimo. Il tempo è bellissimo, dobbiamo arrivare al bivacco Solvay entro le tre ore , invece arriviamo con 1 ora di ritardo. La regola delle guide è quella che se i clienti arrivano dopo le tre ore si ritorna alla Hornli. Laurent fa un’eccezione per Oliviero ma è preoccupato per il ritardo. Abbiamo trovato anche molte cordate che ci hanno rallentato la marcia ed abbiamo dovuto aiutare Oliviero nel portare le sue stampelle quando non le poteva utilizzare . Questo lavoro lo hanno sostenuto Andrea e Raffaele ai quali va tutta la mia stima ed ammirazione.Io faccio foto e riprese che mi stancano tantissimo, ma non posso farne a meno. Saliamo veloci sino alla spalla del Cervino dove nel 2005 con il mio amico di Ballabio Giorgio Borsani abbiamo dovuto abbandonare per cattivo tempo. Dalla spalla incominciamo al alzarci sulla cresta che porta verso la parete nord dove hanno attrezzato delle corde fisse di canapa per agevolare la difficile salita. Dopo questa corde fisse faccio le riprese ad Oliviero, mancano 100 metri alla cima del Cervino, piango, mi emoziono tantissimo, riprendo con la video-camera i miei compagni sotto di me. Ci raggruppiamo e decidiamo di affrontare la parte nevosa alcuni con i ramponi, io e Giorgio decidiamo di non usarli. Parto io per primo da capocordata, dopo pochi metri decido di usare la piccozza per maggiore sicurezza. Sono teso perché la parete è ripida e perché proseguiamo in conserva. Giorgio mi dice di stare tranquillo, dopo 40 minuti sono in cima, riprendo la statua di legno di S.Bernardo, protettore di tutti gli alpinisti, sulla vetta svizzera del Cervino non c’è croce, la croce è situata solo sulla vetta italiana. Aspetto che arrivino i miei compagni e decido che sia Oliviero il primo a toccare la vetta più alta rispetto alla statua di S.Bernardo. Sono le 11.15 , siamo tutti sulla cima del Cervino, siamo in estasi, Oliviero piange, facciamo le riprese, le foto e cominciamo a scendere. Io sono in crisi psicologica, rallento la discesa , Giorgio mi assicura con il mezzo barcaiolo, scendiamo tutti con i ramponi, la discesa è molto faticosa, facciamo anche qualche doppia nella parte finale, sono lento, il gruppo ci aspetta al bivacco Sovay dove arriviamo con 15 minuti di ritardo, scendiamo ora più veloci, sto meglio ma siamo ancora lenti. Gli altri arrivano alla Hornli alle 19,30, noi alle 21,00 con ben 10 ore di discesa faticosa. Il Cervino è una grande parete e bisogna essere molto veloci in discesa ed allenati per evitare bivacchi notturni molto pericolosi se si è lontani dalla Solvay. Dopp 17 ore siamo al rifugio dove i nostri amici ci hanno tenuto in caldo una minestra ed un po’ di carne. Ciraccontano che quando Oliviero è arrivato al rifugio tutti gli alpinisti presenti si sono alzati ed hanno fatto a lui un caloroso applauso !!Loro vanno a dormire, io mi fermo a meditare, a guardare i filmati, riassetto lo zaino, sono felice per aver concluso il progetto, sono molto contento per Oliviero, alle 23.10 vado a dormire. Alle 6.30 mi sveglio, esco dal rifugio, Giorgio mi raggiunge, faccio delle riprese al Cervino , il tempo è ancora bellissimo. Alle 8.00 facciamo colazione tutti insieme, scherziamo, faccio ai miei compagni un’intervista con il Cervino alle loro spalle, scendiamo alla funivia che ci porterà al piccolo Cervino per arrivare al rifugio Guide del Cervino da dove partirà la funivia per Cervinia.Prendiamo le macchine ed andiamo alla casa delle guide dove ci aspetta Adriana e Lucio. Andiamo a mangiare una pizza ed alle 14..00 arriva la giornalista della RAI di Aosta che mi ha stressato da martedì 24 sino a pochi minuti fa per l’intervista e la messa in onda in anteprima. Con l’operatore fanno l’intervista alla casa delle guide ad Oliviero e ci dicono che sarà messo in onda la sera stessa sul TG regionale di Aosta. Poi daranno il servizio a Milano TG Regionale ed anche al nazionale TG1. Andrea e Raffaele rientrano prima, io Giorgio ed Oliviero andiamo a bere qualcosa, ci fermiamo in edicola e leggiamo sul quotidiano La Stampa ed Avvenire notizie sull’impresa di Oliviero, ci salutiamo molto ma molto soddisfatti e felici. Io e Giorgio andiamo ad Aosta per riprendere i nastri dei miei filmati. Linking Together si è conclusa nel modo migliore !!!
Grazie di cuora ancora a tutti voi per il vostro prezioso sostegno
31 luglio 2007
Massimo Magnocavallo

giovedì 30 agosto 2007
Vacanze d’agosto… sulle nostre montagne!
Dopo l’avventura del primo giorno sul Pegherolo, le mie vacanze sui monti sono proseguite mercoledì 15 agosto con l’ormai classica fiaccolata M.A.G.A. (la sigla sta ad indicare le iniziali delle quattro vette più elevate dell’Alta Val Serina: Menna, Arera, Grem, Alben), che consiste nella spettacolare illuminazione in contemporanea, la sera di Ferragosto, delle quattro cime.
La salita all’Alben, vetta da noi prescelta, è avvenuta per un sentiero che non avevo mai fatto (ormai dell’Alben pensavo di conoscere ogni piega!), chiamato “Sentiero dell’Amicizia”, aperto da pochi anni dagli amici del CAI della sottosezione di Oltre il Colle e dedicato ad un sacerdote locale da poco scomparso. Il tracciato parte dallo spiazzo in località Pian della Palla, taglia la pista di sci nordico e punta diretto allo spigolo ovest della vetta “La Croce” (1.978 mt), con una salita ripida e senza respiro di 1 ora abbondante.
Sono in ottima compagnia: Elena, Lara, Michela, Marco ed il mitico Luigi, papà di Lara ed ex soccorso alpino, che ci fa da guida.
Arrivati in cima belli sudati, ad accoglierci un’allegra compagnia che in poco raggiunge e supera le 50 unità. Quest’anno c’è qualcosa in più da celebrare, il ricordo di un alpinista di Oltre il Colle scomparso a fine maggio durante una spedizione sull’Everest: Pierangelo Maurizio. Tanti amici accorsi alla S. Messa che viene concelebrata sull’altare della Croce da due sacerdoti serinesi: tra i partecipanti anche il fratello (mio vicino di casa) e Nadia Tiraboschi, compagna di spedizione dello scomparso… momenti davvero commoventi durante e dopo la celebrazione, soprattutto sulle note di “Signore delle Cime” intonate al termine.
Il momento, invece, più divertente per me ed altri partecipanti, è l’accensione delle fiaccole: bisogna infatti avventurarsi sulle creste a strapiombo e posizionare le fiaccole accese. I più funambolici sono proprio Luigi e Gabriele, il genero di Luigi. Vederli muoversi sulle rocce è per me un’emozione, io cerco a stento di imitarli ma senza mai prendermi i loro rischi!
Durante l’accensione, lo spettacolo del tramonto che incendia le vette vicine e quelle più lontane, le nuvole che giocano con i profili delle creste e, all’imbrunire, ecco che le fiaccole iniziano a creare la magia! Le sagome delle quattro cime sono adesso ben visibili e disegnate da tremolanti piccole fiammelle!
Non si resta ancora molto in vetta: la temperatura cala rapidamente e noi, accese le nostre pile frontali, ce ne torniamo a valle rimirando ancora, di tanto in tanto, lo spettacolo che dura per altre 2 ore circa sulle cime.
Seguono giorni grigi… tanta acqua e temporali, ormai non credo quasi più in un’altra uscita. Ed invece l’occasione si presenta venerdì 24 agosto, quando finalmente è prevista una bella giornata! E’ da un po’ che voglio tornare sul Corno Stella (2.620 mt d’altezza, sopra Foppolo, alta Val Brembana), monte che ho salito solo una volta in una giornata di piena nebbia. Lancio ovviamente la proposta al mio compagno d’avventure… Ma Daniele questa volta vuole fare da solo e sul serio: è deciso di puntare la sveglia alle 5 del mattino per essere alle 6 a Carona ed attaccare lui, il mitico Diavolo di Tenda! Io non cambio idea, anche perché con me voglio portare Elena, Marco e mia cugina Silvia con i genitori. La nostra sveglia è più “umana”, così alle ore 8.30, lasciata la macchina oltre il piazzale degli alberghi di Foppolo, iniziamo la salita sull’ampia strada sterrata che conduce dapprima al rifugio “Montebello” e passo della Croce, per poi proseguire verso lo stupendo specchio naturale del Lago Moro e quindi trasformarsi in sentiero per raggiungere la vetta.
La giornata è davvero molto bella e fresca (9° alla partenza, 1.600 mt): la salita viene affrontata con il classico passo rilassato da passeggiata domenicale, anche perché l’allenamento dei partecipanti è un po’ da saggiare… Ma non fa niente, anzi, ci si può godere con più calma il paesaggio!
Raggiunto senza troppe fatiche il Lago Moro e scattate le prime foto di rito, il gruppo si divide: davanti i giovani (io, Elena, Marco e Silvia) mentre i miei zii ci seguono a distanza con passo più tranquillo, visti anche i problemi al ginocchio dello zio. Mando intanto un messaggio al mio amico, che immagino ormai all’attacco della piramide terminale del Diavolo…
Appena poco più sopra il lago inizia a materializzarsi un panorama di quelli che si ricordano per un po’: nonostante la velatura che intanto ha tinto il cielo di un bianco uniforme, l’aria tersa permette di spingere lo sguardo fino al massiccio del Monte Rosa e del Cervino, mentre meglio distinguibili riecco le immancabili Alpi Retiche, imbiancate ancora da nuova neve caduta nei recenti giorni di maltempo. In particolare il Disgrazia è talmente nitido che sembra scolpito sullo sfondo del cielo. Silvia comincia ad avvertire un po’ di stanchezza, pur seguendomi sempre a ruota, mentre Marco ed Elena proseguono imperterriti poco dietro ad un passo costante. Un breve tratto di cresta distrae un attimo tutti dal pensiero della fatica, eppoi si scorge la croce che ormai è a 10 minuti o poco più. La raggiungo con la cugina sempre francobollata dietro di me, stanca ma soddisfatta: bravissima! Non esito a cercare subito con lo sguardo il Diavolo, che fino a questo momento è rimasto nascosto oltre il profilo del vicino Monte Chierico, ed ecco la sorpresa: anche il gigante della Val Brembana è spolverato da neve fresca… “Speriamo che Daniele sia stato ragionevole e non ci abbia provato davvero” è la prima frase che mi balza alla mente, ma poi ripensando al suo proverbiale “stai sereno!”, non posso che sorridere tra me, anche se un po’ dispiaciuto al pensiero della meta fallita per lui. Arrivano intanto anche Elena e Marco, ed è subito un “Wow” corale per la magnifica vista a 360° che si può godere, agevolata dal piatto identificativo delle varie vette visibili posto proprio vicino alla croce: Monte Rosa, Disgrazia, Roseg, Bernina, Palù, Ortles, Cevedale per citare solo i più famosi!
Mentre scattiamo foto a ripetizione, alla folla che popola la larga sommità ecco che si uniscono i miei zii, arrivati pure loro con un po’ di fatica ma tanta soddisfazione. Dopo qualche panino è tempo di scendere, anche perché la costante velatura del cielo mantiene bassa la temperatura. Il pranzo viene così completato al sottostante Lago Moro, e la giornata prosegue finalmente con il sole, che nel frattempo ha vinto le sottili nubi, anche al Lago delle Trote poco più in basso. Ricevo pure l’sms da Daniele, ormai rincasato: salita abortita alla Bocchetta di Podavit a causa della neve già ghiacciata. Quest’altra bella giornata si conclude tra ringraziamenti e auguri vari al piazzale di Foppolo quando sono ormai già le 17.30.
Domenica 26 è l’ultimo giorno delle mie ferie e pure di quelle di Elena: ma vogliamo finirle in grande stile! Lei non ha mai visto le Cascate del fiume Serio e neppure è mai stata in Val Seriana… bisogna rimediare immediatamente!!! ;o)
Partiamo da Serina quando il sole è già alto e dopo la buona ora in auto tra le curve della Val del Riso ed il lungo serpentone dell’Alta Val Seriana, eccoci di fronte al cartello del paese di Valbondione… non ci posso credere! Alle 9.30 ogni parcheggio è già pieno e mi tocca lasciare la pegi proprio lì, a ben 2 km di distanza dall’inizio del sentiero, e manca solo 1 ora e mezza all’apertura delle cascate! (PS: però i 3 euri di parcheggio me li pago pure io… grazie!).
Costringo perciò la mia povera fidanzata ad una vera e propria maratona contro il tempo: il morale alto e la voglia di immortalare lo spettacolo ci spingeranno oltre la fatica! Ce la facciamo: arriviamo ai primi posti dove si avvista il “palcoscenico” dei famosi tre salti d’acqua alle 10.50: però io sono proprio un po’ “bastardo”, e voglio avere una posizione migliore… Elena inizia a scaldarsi, ma per fortuna non proseguo per molto.
La sirena che annuncia l’imminente spettacolo ci fa frenare di botto, fuori le digitali e via alle danze delle foto a ripetizione! Io le avevo viste l’ultima volta 11 anni or sono, ma è sempre come la prima volta, l’emozione dell’acqua lasciata libera di cadere per tutti quei metri, infrangersi per ben tre volte in altrettanti salti con brume e nuvole di vapore è semplicemente mozzafiato! C’è gente dappertutto, ma sembra di essere soli, tu e quella enorme massa d’acqua precipitante… magnetica! Per i primi 5 minuti non ci sono parole, poi ci si sposta a destra e sinistra, in cerca di nuove angolature e ci si scambiano occhiate di consenso. Dopo soli 30 minuti lo spettacolo è in pratica finito, verrebbe quasi da applaudire quella forza della natura, ma lo stomaco vuole la sua parte e la poesia in breve finisce. Manca poco meno di un ora di cammino per raggiungere il vicino rifugio A. Curò, e convinco perciò Elena a consumare il pranzo a meta raggiunta. Tanta gente ha la nostra stessa idea, anche quando lasciamo il più facile ma più lungo sentiero panoramico per inerpicarci lungo il “rapido-ripido”! Quando scolliniamo ed il rifugio è alla nostra sinistra, la mandibola di Elena è quasi per terra: eh no, non se lo aspettava proprio uno spettacolo così… che colore ha il Lago del Barbellino??? Se lo chiedono sempre tutti, e tutte le volte ci si stupisce per quella tonalità irripetibile di verde! E giù ancora foto, mentre io mi azzanno avidamente i miei due sani panozzi. Da qui si potrebbe partire per innumerevoli escursioni e salite, ma il tempo è tiranno: ”ci torneremo con più calma” la rassicuro, e perciò ci si accontenta di un giretto lungo le sponde dell’enorme invaso del lago, mentre intorno a noi le cime ci guardano un po’ severe: a sud-ovest le imponenti sagome del Pizzo Coca e poco oltre del Redorta, a nord i ghiaioni del Torena e sopra di noi, ad est, lo strapiombante Recastello.
La discesa avviene lungo il sentiero panoramico e purtroppo, dopo poco, sul tratto a strapiombo incontro dei fiori, nel punto dove solo il giorno prima uno sfortunato escursionista si è fatto un volo di 200 mt nel vuoto, perdendo la sua giovane vita… la montagna è anche questo, si sa, ma quando la morte è lì così vicina in un posto dove sembra impossibile trovarla, fa sempre riflettere: non ci si può proprio mai distrarre ne prendere alcun passo sotto gamba sui sentieri. Si scende di malavoglia, continuando a cercare qua e là l’ultima emozione da portarsi dentro, il giorno seguente, nel solito buco di ufficio… il sole che bacia le vette in una giornata splendida che sta per chiudersi nel tramonto, mi fanno come sempre lanciare il mio grazie a Lui che ha creato tutta questa maestosità! Grazie montagna!
Sono in ottima compagnia: Elena, Lara, Michela, Marco ed il mitico Luigi, papà di Lara ed ex soccorso alpino, che ci fa da guida.
Arrivati in cima belli sudati, ad accoglierci un’allegra compagnia che in poco raggiunge e supera le 50 unità. Quest’anno c’è qualcosa in più da celebrare, il ricordo di un alpinista di Oltre il Colle scomparso a fine maggio durante una spedizione sull’Everest: Pierangelo Maurizio. Tanti amici accorsi alla S. Messa che viene concelebrata sull’altare della Croce da due sacerdoti serinesi: tra i partecipanti anche il fratello (mio vicino di casa) e Nadia Tiraboschi, compagna di spedizione dello scomparso… momenti davvero commoventi durante e dopo la celebrazione, soprattutto sulle note di “Signore delle Cime” intonate al termine.
Il momento, invece, più divertente per me ed altri partecipanti, è l’accensione delle fiaccole: bisogna infatti avventurarsi sulle creste a strapiombo e posizionare le fiaccole accese. I più funambolici sono proprio Luigi e Gabriele, il genero di Luigi. Vederli muoversi sulle rocce è per me un’emozione, io cerco a stento di imitarli ma senza mai prendermi i loro rischi!
Non si resta ancora molto in vetta: la temperatura cala rapidamente e noi, accese le nostre pile frontali, ce ne torniamo a valle rimirando ancora, di tanto in tanto, lo spettacolo che dura per altre 2 ore circa sulle cime.
Seguono giorni grigi… tanta acqua e temporali, ormai non credo quasi più in un’altra uscita. Ed invece l’occasione si presenta venerdì 24 agosto, quando finalmente è prevista una bella giornata! E’ da un po’ che voglio tornare sul Corno Stella (2.620 mt d’altezza, sopra Foppolo, alta Val Brembana), monte che ho salito solo una volta in una giornata di piena nebbia. Lancio ovviamente la proposta al mio compagno d’avventure… Ma Daniele questa volta vuole fare da solo e sul serio: è deciso di puntare la sveglia alle 5 del mattino per essere alle 6 a Carona ed attaccare lui, il mitico Diavolo di Tenda! Io non cambio idea, anche perché con me voglio portare Elena, Marco e mia cugina Silvia con i genitori. La nostra sveglia è più “umana”, così alle ore 8.30, lasciata la macchina oltre il piazzale degli alberghi di Foppolo, iniziamo la salita sull’ampia strada sterrata che conduce dapprima al rifugio “Montebello” e passo della Croce, per poi proseguire verso lo stupendo specchio naturale del Lago Moro e quindi trasformarsi in sentiero per raggiungere la vetta.
La giornata è davvero molto bella e fresca (9° alla partenza, 1.600 mt): la salita viene affrontata con il classico passo rilassato da passeggiata domenicale, anche perché l’allenamento dei partecipanti è un po’ da saggiare… Ma non fa niente, anzi, ci si può godere con più calma il paesaggio!
Raggiunto senza troppe fatiche il Lago Moro e scattate le prime foto di rito, il gruppo si divide: davanti i giovani (io, Elena, Marco e Silvia) mentre i miei zii ci seguono a distanza con passo più tranquillo, visti anche i problemi al ginocchio dello zio. Mando intanto un messaggio al mio amico, che immagino ormai all’attacco della piramide terminale del Diavolo…
Domenica 26 è l’ultimo giorno delle mie ferie e pure di quelle di Elena: ma vogliamo finirle in grande stile! Lei non ha mai visto le Cascate del fiume Serio e neppure è mai stata in Val Seriana… bisogna rimediare immediatamente!!! ;o)
Partiamo da Serina quando il sole è già alto e dopo la buona ora in auto tra le curve della Val del Riso ed il lungo serpentone dell’Alta Val Seriana, eccoci di fronte al cartello del paese di Valbondione… non ci posso credere! Alle 9.30 ogni parcheggio è già pieno e mi tocca lasciare la pegi proprio lì, a ben 2 km di distanza dall’inizio del sentiero, e manca solo 1 ora e mezza all’apertura delle cascate! (PS: però i 3 euri di parcheggio me li pago pure io… grazie!).
Costringo perciò la mia povera fidanzata ad una vera e propria maratona contro il tempo: il morale alto e la voglia di immortalare lo spettacolo ci spingeranno oltre la fatica! Ce la facciamo: arriviamo ai primi posti dove si avvista il “palcoscenico” dei famosi tre salti d’acqua alle 10.50: però io sono proprio un po’ “bastardo”, e voglio avere una posizione migliore… Elena inizia a scaldarsi, ma per fortuna non proseguo per molto.
domenica 12 agosto 2007
Pegherolo da scoprire!
Venerdì 10 agosto 2007
Pomeriggio di giovedì 9 agosto, ultimo giorno di lavoro al magazzino della SMI S.p.A.
Daniele a Diego: “domani mattina giretto sul Pegherolo?” (NDR: cima di 2.369 mt nelle Orobie bergamasche, poco sopra gli impianti sciistici di S. Simone).
Diego: “Perché no!”
Venerdì 10 agosto, ore 6.15: Diego chiama Daniele al cellulare: “ma sei proprio sicuro? Per me prima delle 10 sta già diluviando!”
Daniele: “Stai sereno!” (questa frase sarà il motto del giorno!)
Così dopo il randez-vous a S. Giovanni Bianco, i due si dirigono nella ridente località di S. Simone (ad accoglierli, alle 7.40 circa, nemmeno un cane!).
Le nuvole che hanno inseguito minacciose nel viaggio in auto i due amici, sembra si siano fermate a ridosso delle cime poco sopra la zona dei Laghi Gemelli, mentre sopra le loro teste il cielo è terso e soffia un bel vento freddo. Primi passi incerti nei prati sopra la Baita del Camoscio, ed ecco che subito si capisce come mai il nome di tale piccolo rifugio: le creste e le pietraie tutto intorno sono popolate da famiglie intere di questo stupendo ungulato. E poco più in alto si scorgono giovani falchetti intenti ad esercitarsi nella pratica dello… “spirito santo”!
Le nuvole intanto appaiono, però, anche dietro la sagoma del vicino Pizzo Cavallo, avvalorando la tesi di Diego, sempre più convinto che la giornata in montagna durerà poco… ma i due escursionisti proseguono comunque… raggiunto il Passo S. Simone, tagliano a sinistra in direzione della forca tra le due vette del Cavallo e del Pegherolo.
Si comincia a studiare la cresta di quest’ultimo, che già da qui sotto ha il suo bel perché! Raggiunta la bocchetta, il vento dimostra la sua efficacia: tutte le cime vanno via via liberandosi dalle nubi e sulle sfondo appaiono svettanti e un poco spolverate di nevischio le Alpi Retiche, dove primeggiano il gruppo del Badile e Cengalo, poi più a destra la mole del Disgrazia ed ancora un po’ nascosto il Bernina. La fiducia ed ottimismo di Daniele iniziano a contagiare così anche Diego, e subito si riparte decisi in direzione dell’affilata cresta.
Alla prima catena posta a sicurezza, si chiudono le racchette telescopiche, che Daniele abbandona sul sentiero, mentre Diego ripone nello zaino, e si cominciano ad usare pure le mani (ce ne sarà bisogno per gran parte del percorso, soprattutto per Diego che, forse a causa della digestione lenta, non è molto sicuro e più di una volta, in alcuni passaggi, ricorre pure alla famosa tecnica “a cagnù” per procedere!!!).
Il tragitto è di quelli tosti: mai nulla di eccessivamente ed oggettivamente pericoloso, ma non ci si può mai deconcentrare: un passo falso o inciampo avrebbe come conseguenza un ruzzolone difficile da arrestare sulle impervie pareti a destra e sinistra della linea di cresta. Diego, solito ad aprire il cammino, lascia oggi la leadership a Daniele che è in forma smagliante!
Ed ecco, circa a metà dalla cresta, il punto più difficile: una singolare roccia molto ruvida che declina impervia a destra, mentre a sinistra è praticamente verticale. Per procedere, sono state praticate nella stessa alcune tacche e/o incavi dove assicurare mani e piedi, ma non è molto semplice. Daniele passa abbastanza bene, mentre Diego a metà si blocca: o appoggiare il piede su un piccolo intaglio dove lo scarpone si ferma a malapena, oppure con un colpo di reni alzarsi e camminare sulla sottile cresta rocciosa: nessuna delle due alternative lo ispira, così per la prima volta da quando i due percorrono le vie orobiche, Diego richiama l’amico per un aiuto. Dopo l’ennesimo “stai sereno!” ed un consiglio, l’ostacolo è superato. Ora c’è anche il tempo per tentare di fotografare una marmotta che ha scelto proprio questo luogo impervio per farsi una passeggiata mattutina. Intanto si continua a lanciare lo sguardo sull’ultimo tratto di salita: un “panettone” di roccia chiara che sembra molto restio ad accogliere escursionisti. In poco si è sotto questa roccia terminale: Diego abbandona lo zaino per essere quel poco più agile, soprattutto dopo aver evinto che la prossima difficoltà da affrontare è quella catena che penzola alla sua sinistra… "mamma mia, di male in peggio!" pensa Diego, mentre Daniele è già su un bel pezzo. Ed invece, come sovente accade, ciò che sembra più complicato, si rivela poi più semplice del previsto: un’altra catena che si infila in un camino di roccia bello riparato sblocca finalmente Diego, che da bravo “ganasa” ora sopravanza pure il compagno in una salita agile. Ancora pochi salti di roccia solida ed eccoli finalmente in vetta!
45 minuti buoni di concentrazione e sforzo, ripagati da una vista mozzafiato: tutta l’Alta Val Brembana è li davanti a dar bella mostra di sé, dal sempre stupendo Diavolo di Tenda al Grabiasca, dal Pizzo Becco al Pradella fino all’Arera. Poi di là a sud-ovest, dal Resegone e le Grigne, ci si perde tra le stupende cime del Tre Signori e Trona, poi si prosegue fino al Ponteranica, ed ecco ancora sullo sfondo le Alpi Retiche. Più vicini invece il Corno Stella sopra l’abitato di Foppolo e la cima del Cadelle. Non si sa più cosa fotografare, ma è meglio non stare troppo in vetta: le nuvole che se ne sono state buone fino a quel momento, cominciano a rigonfiarsi e puntare minacciose proprio verso la zona. Il ritorno ovviamente non è più semplice dell’andata, ma il clima è un po’ più disteso, e così una volta di ritorno ai piedi del Pegherolo, i due possono tirare il fiato e valutare meglio l’impresa appena portata a termine: sicuramente una vetta impegnativa e rimunerante, di quelle da raccontare con orgoglio agli amici al ritorno. Al termine dell’escursione, un simpatico complimento i due lo tributano all’unico meteorologo che aveva creduto nel bel tempo la sera precedente: il nostro buon Regazzoni di Olmo al Brembo (esperto meteo dell’emittente locale TV Bergamo), ribattezzato il “Santo del giorno”… mitico! 
Daniele a Diego: “domani mattina giretto sul Pegherolo?” (NDR: cima di 2.369 mt nelle Orobie bergamasche, poco sopra gli impianti sciistici di S. Simone).
Diego: “Perché no!”
Venerdì 10 agosto, ore 6.15: Diego chiama Daniele al cellulare: “ma sei proprio sicuro? Per me prima delle 10 sta già diluviando!”
Daniele: “Stai sereno!” (questa frase sarà il motto del giorno!)
Così dopo il randez-vous a S. Giovanni Bianco, i due si dirigono nella ridente località di S. Simone (ad accoglierli, alle 7.40 circa, nemmeno un cane!).
Le nuvole che hanno inseguito minacciose nel viaggio in auto i due amici, sembra si siano fermate a ridosso delle cime poco sopra la zona dei Laghi Gemelli, mentre sopra le loro teste il cielo è terso e soffia un bel vento freddo. Primi passi incerti nei prati sopra la Baita del Camoscio, ed ecco che subito si capisce come mai il nome di tale piccolo rifugio: le creste e le pietraie tutto intorno sono popolate da famiglie intere di questo stupendo ungulato. E poco più in alto si scorgono giovani falchetti intenti ad esercitarsi nella pratica dello… “spirito santo”!
Le nuvole intanto appaiono, però, anche dietro la sagoma del vicino Pizzo Cavallo, avvalorando la tesi di Diego, sempre più convinto che la giornata in montagna durerà poco… ma i due escursionisti proseguono comunque… raggiunto il Passo S. Simone, tagliano a sinistra in direzione della forca tra le due vette del Cavallo e del Pegherolo.
Alla prima catena posta a sicurezza, si chiudono le racchette telescopiche, che Daniele abbandona sul sentiero, mentre Diego ripone nello zaino, e si cominciano ad usare pure le mani (ce ne sarà bisogno per gran parte del percorso, soprattutto per Diego che, forse a causa della digestione lenta, non è molto sicuro e più di una volta, in alcuni passaggi, ricorre pure alla famosa tecnica “a cagnù” per procedere!!!).
Il tragitto è di quelli tosti: mai nulla di eccessivamente ed oggettivamente pericoloso, ma non ci si può mai deconcentrare: un passo falso o inciampo avrebbe come conseguenza un ruzzolone difficile da arrestare sulle impervie pareti a destra e sinistra della linea di cresta. Diego, solito ad aprire il cammino, lascia oggi la leadership a Daniele che è in forma smagliante!
venerdì 3 agosto 2007
Al Passo della Rossa
Nell’incanto del Devero
Domenica 29 luglio 2007

Ci sono posti che più d’altri ti entrano nel cuore. Le nostre montagne sono piene di luoghi meravigliosi, e l’Alpe Devero è senza dubbio uno dei più belli che abbia avuto (per ora) la fortuna di visitare. Quel posto è una vera magia. Certo nelle domeniche estive è affollato, ma basta spostarsi di pochi metri per ritrovarsi in beata solitudine. Lasci la macchina lungo la strada che termina pochi metri a valle delle prime case, dove termina l’asfalto, e ti trovi in una cartolina d’altri tempi. L’influenza della gente walser si respira a pieni polmoni, nella cura con cui sono tenute le case di legno scuro e pietra chiara addossate l’una all’altra in ognuna delle frazioni che punteggiano i margini di questa piana a 1600 metri d’altitudine; nella perizia con cui vengono curati i prati verdi e i vialetti di pietra grigia che conducono alle baite; e nel fatto che scelsero un posto così bello per stabilirvisi.
Questo mi frulla in mente quando, insieme al socio Dario, m’incammino lungo la strada bianca che attraversando la verde piana circondata come in un abbraccio enorme da una corona di alte montagne ci porterà all’attacco del sentiero. La nostra meta, il Passo della Rossa, si vede fin da quaggiù (almeno sembra…), a destra dell’affilata cresta della Punta della Rossa. La coppia di monti Cistella e Diei è alle nostre spalle, il Cervandone a sinistra, mentre verso est, alla nostra destra mi sembra di riconoscere il Sangiatto e la Corona Troggi, meta di una bella ciaspolata lo scorso inverno.
Al limitare della Piana del Devero, appena oltre le belle baite della frazione Cantone, il sentiero comincia a salire ripidamente lungo il fianco della montagna. La voce del torrente della Rossa ci accompagna lungo la salita in mezzo a radi larici, ed ogni tanto facciamo una piccola pausa non per la stanchezza, ma per voltarci a contemplare la bellezza dell’Alpe, che passo passo si svela alla nostra vista in tutto il suo splendore.
Alla fine del pendio una serie di tornantini ci conduce ai Piani della Rossa, a 2051 metri, dove sotto ad un grosso masso un cartello c’indica la strada per il Passo. A questo punto il sentiero torna a salire puntando verso delle rocce biancastre, che aggiriamo su una serie di tornantini belli ripidi e ghiaiosi, oltre i quali il sentiero torna a farsi pianeggiante, in direzione di una placca verticale di granito rosso, dove comincia il divertimento.
Infatti, per oltrepassare l’ostacolo c’è bisogno di mettere le mani su una scaletta di ferro lunga cinque o sei metri, dopo la quale una catenella aiuta la salita in un passaggio di rocce friabili, e l’ultima difficoltà è rappresentata da un divertente passaggio in una ripida strettoia rocciosa da superare aiutandosi con le mani…
Un alto ometto di pietre segnala la fine del pendio; siamo a circa 2400 metri, nell’insellatura fra la Punta della Rossa alla nostra sinistra e la Punta Esmeralda a destra. Davanti ai nostri occhi un paesaggio marziano, di grandi massi, pietre smosse e traballanti e rosse placche di granito levigate dall’azione di antichi ghiacciai… una meraviglia, starei qui a contemplarlo tutta la vita.
L’ultimo pezzo di sentiero attraversa questo pianoro, in saliscendi saltelliamo da un masso all’altro e camminiamo su questo granito così poroso da sembrare quasi spugna, mentre d’improvviso alcuni laghetti poco profondi compaiono come dal nulla lungo la strada, finché, dopo un’ultima breve salita, arriviamo finalmente al Passo, a 2474 metri. Un cippo segna il confine fra Italia e Svizzera, non so quanti ometti di pietra testimoniano il passaggio di tanti escursionisti, ed una freccia di vernice rossa indica la strada per il paese svizzero di Binn. Dopo una raffica di foto ai bei monti che ci circondano, ci sediamo a mangiare in un punto riparato dal vento. Peccato solo che dal versante svizzero nuvole scure nascondano il panorama che dovrebbe spaziare dal Rosa fino all’Oberland bernese… vorrà dire che dovremo tornarci in una giornata di pieno sole!!!
Ma le nuvole, oltre a questo, minacciano anche di venirci a trovare con un bel po’ di pioggia, così decidiamo di rimetterci in cammino, e salutiamo la sentinella di pietra, una roccia che vista di profilo somiglia ad un volto umano, nell’atto di scrutare in lontananza.
Sarebbe bello prendersela comoda e perdersi a gustare questo ambiente così selvaggio, ma le nuvole che si addensano ci fanno aumentare l’andatura. Balzellon balzelloni riattraversiamo il pianoro per poi tuffarci nella discesa lungo la strettoia, la catena e la scaletta…
E l’ultima emozione della giornata, proprio mentre stavo pensando che l’unica nota stonata era stato il mancato avvistamento di animali selvatici, è data da un giovane camoscio che in cerca di cibo poco a valle dei Piani della Rossa, proprio dietro una curva del sentiero ci taglia la strada… bellissima chiusura di una giornata memorabile, su montagne di una bellezza profonda e incantevole.
Ci sono posti che più d’altri ti entrano nel cuore. L’Alpe Devero è senza dubbio fra questi.
Domenica 29 luglio 2007

Ci sono posti che più d’altri ti entrano nel cuore. Le nostre montagne sono piene di luoghi meravigliosi, e l’Alpe Devero è senza dubbio uno dei più belli che abbia avuto (per ora) la fortuna di visitare. Quel posto è una vera magia. Certo nelle domeniche estive è affollato, ma basta spostarsi di pochi metri per ritrovarsi in beata solitudine. Lasci la macchina lungo la strada che termina pochi metri a valle delle prime case, dove termina l’asfalto, e ti trovi in una cartolina d’altri tempi. L’influenza della gente walser si respira a pieni polmoni, nella cura con cui sono tenute le case di legno scuro e pietra chiara addossate l’una all’altra in ognuna delle frazioni che punteggiano i margini di questa piana a 1600 metri d’altitudine; nella perizia con cui vengono curati i prati verdi e i vialetti di pietra grigia che conducono alle baite; e nel fatto che scelsero un posto così bello per stabilirvisi.
Questo mi frulla in mente quando, insieme al socio Dario, m’incammino lungo la strada bianca che attraversando la verde piana circondata come in un abbraccio enorme da una corona di alte montagne ci porterà all’attacco del sentiero. La nostra meta, il Passo della Rossa, si vede fin da quaggiù (almeno sembra…), a destra dell’affilata cresta della Punta della Rossa. La coppia di monti Cistella e Diei è alle nostre spalle, il Cervandone a sinistra, mentre verso est, alla nostra destra mi sembra di riconoscere il Sangiatto e la Corona Troggi, meta di una bella ciaspolata lo scorso inverno.
Al limitare della Piana del Devero, appena oltre le belle baite della frazione Cantone, il sentiero comincia a salire ripidamente lungo il fianco della montagna. La voce del torrente della Rossa ci accompagna lungo la salita in mezzo a radi larici, ed ogni tanto facciamo una piccola pausa non per la stanchezza, ma per voltarci a contemplare la bellezza dell’Alpe, che passo passo si svela alla nostra vista in tutto il suo splendore.
Alla fine del pendio una serie di tornantini ci conduce ai Piani della Rossa, a 2051 metri, dove sotto ad un grosso masso un cartello c’indica la strada per il Passo. A questo punto il sentiero torna a salire puntando verso delle rocce biancastre, che aggiriamo su una serie di tornantini belli ripidi e ghiaiosi, oltre i quali il sentiero torna a farsi pianeggiante, in direzione di una placca verticale di granito rosso, dove comincia il divertimento.
Infatti, per oltrepassare l’ostacolo c’è bisogno di mettere le mani su una scaletta di ferro lunga cinque o sei metri, dopo la quale una catenella aiuta la salita in un passaggio di rocce friabili, e l’ultima difficoltà è rappresentata da un divertente passaggio in una ripida strettoia rocciosa da superare aiutandosi con le mani…Un alto ometto di pietre segnala la fine del pendio; siamo a circa 2400 metri, nell’insellatura fra la Punta della Rossa alla nostra sinistra e la Punta Esmeralda a destra. Davanti ai nostri occhi un paesaggio marziano, di grandi massi, pietre smosse e traballanti e rosse placche di granito levigate dall’azione di antichi ghiacciai… una meraviglia, starei qui a contemplarlo tutta la vita.
L’ultimo pezzo di sentiero attraversa questo pianoro, in saliscendi saltelliamo da un masso all’altro e camminiamo su questo granito così poroso da sembrare quasi spugna, mentre d’improvviso alcuni laghetti poco profondi compaiono come dal nulla lungo la strada, finché, dopo un’ultima breve salita, arriviamo finalmente al Passo, a 2474 metri. Un cippo segna il confine fra Italia e Svizzera, non so quanti ometti di pietra testimoniano il passaggio di tanti escursionisti, ed una freccia di vernice rossa indica la strada per il paese svizzero di Binn. Dopo una raffica di foto ai bei monti che ci circondano, ci sediamo a mangiare in un punto riparato dal vento. Peccato solo che dal versante svizzero nuvole scure nascondano il panorama che dovrebbe spaziare dal Rosa fino all’Oberland bernese… vorrà dire che dovremo tornarci in una giornata di pieno sole!!!
Ma le nuvole, oltre a questo, minacciano anche di venirci a trovare con un bel po’ di pioggia, così decidiamo di rimetterci in cammino, e salutiamo la sentinella di pietra, una roccia che vista di profilo somiglia ad un volto umano, nell’atto di scrutare in lontananza.
Sarebbe bello prendersela comoda e perdersi a gustare questo ambiente così selvaggio, ma le nuvole che si addensano ci fanno aumentare l’andatura. Balzellon balzelloni riattraversiamo il pianoro per poi tuffarci nella discesa lungo la strettoia, la catena e la scaletta…E l’ultima emozione della giornata, proprio mentre stavo pensando che l’unica nota stonata era stato il mancato avvistamento di animali selvatici, è data da un giovane camoscio che in cerca di cibo poco a valle dei Piani della Rossa, proprio dietro una curva del sentiero ci taglia la strada… bellissima chiusura di una giornata memorabile, su montagne di una bellezza profonda e incantevole.
Ci sono posti che più d’altri ti entrano nel cuore. L’Alpe Devero è senza dubbio fra questi.

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