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mercoledì 23 settembre 2009

Una domenica unica...


Rifugio Alpe Parpinasca, 20 settembre 2009

E' il tardo pomeriggio di una domenica davvero unica.
Sono seduto all'ombra sul muretto del Rifugio Parpinasca. I vari toni di grigio delle nuvole che sovrastano le cime di là dalla valle trasformano il panorama in un quadro che un momento dopo l'altro si arricchisce di sfumature nuove e sempre diverse.

Davanti al rifugio il piccolo prato è affollato di gente: c'è chi chiacchiera al tavolo, chi si sdraia sulle panche, chi gira qua e là a scattare fotografie...
e la cosa tanto bella quanto incredibile è che tutti loro siano i miei amici, che hanno voluto e potuto festeggiare insieme a me il mio compleanno.


Quando li ho contattati immaginavo che sì e no metà di loro si sarebbero trovati qui, ora, e ne sarei stato più che felice: ed invece ci sono praticamente tutti, ed è una sorpresa indescrivibile trovare tutti insieme i miei “fratelli”, gli amici di sempre, quelli incontrati più di recente, e quelli ritrovati dopo tanto, troppo tempo; quelli più esperti e quelli che si son lanciati in una “passeggiata” per la prima volta, i climber, i ghiacciaioli, gli escursionisti e i sedentari... ed è bello vederli tutti, stanchi o meno, con il sorriso sulle labbra...

Per un attimo chiudo gli occhi, e mi lascio sfiorare dai miei pensieri, che come quelle nuvole là sopra le cime del Devero sono troppi e troppo svelti per potersi fermare nella mia testa... cerco d'immaginare cosa scriverò per il blog una volta tornato a Milano, e non ne ho la più pallida idea!
Un groppo in gola si scioglie in un sorriso di gioia e gratitudine per tutti loro che sono qui con me, e forse un po' anche per me...
No, oggi non scriverò di feste del fungo, di camminate, o di spezzatini con polenta, torte, vini rossi, grappe e bicerin vari, anche se potrei star qui ore ed ore a descrivere ogni momento grandioso vissuto in questa giornata.
Oggi ho solo voglia di sorridere, insieme a tutta questa bella gente... un brindisi alla vostra, amici cari!!!
Prosit!
Bruno


P.S.: Un grazie grande così a Cristina, Daniela, Elena G., Elena M., Elena V., Elisa, Federica L., Federica P., Francesca, Gaia, Marinella, Rossella, Susanna, Alessandro, Andrea C., Andrea G., Dario C., Dario L., Diego, Fabio, Luca, Marco, Mauro, Paolo e Roberto.
E, last but not least, un grazie enorme ed un abbraccio ai cari amici Aurora e Giorgio, e ai loro collaboratori, che ci hanno accolto e sfamato (eccome!!!) nel loro piccolo angolo di paradiso...

venerdì 19 giugno 2009

Val Febbraro: sole, verde, neve e... birre!

13 giugno 2009

Rimettere gli scarponi ai piedi dopo tanto tempo non può che farmi bene, dopo la muffa che gli ho fatto prendere dall'inizio dell'anno (seppure giocoforza).

Si, lo so: in realtà, avevo fatto un'altra escursione prima di questa, poco più di un mese fa. Ma la scottata che mi sono preso è stata tale da spingermi a rimuoverla, come non ci fosse stata. E quindi non dirò altro a riguardo.

Meta di questo 13 giugno è invece la Val Febbraro, subito sopra Chiavenna, in cerca di panorami estivi e natura verde.

E fin troppa ne abbiamo avuta!

Con ordine.

Il viaggio in macchina, insieme all'ormai arcinoto Fabrizio "Dinamite Bla" Bellucci di ZainoinSpalla permette a me ed agli altri passeggeri di apprendere le basi del cosiddetto Primo Teorema di Bicio sull'Escursionismo Femminile, che così enuncia: "la quantità di gnocca presente ad una escursione è inversamente proporzionale alla difficoltà della stessa".
Sulla base della mia esperienza, non posso che concordare.

Arrivati al parcheggio, dopo un breve tratto di strada asfaltata, ci tuffiamo nella natura della valle, per constatare con mano come le abboondanti piogge e nevicate dell'inverno-primavera e l'altrettanto abbondante sole stiano facendo il loro lavoro più che egregiamente: ne sono prova gli aghi dei sempreverdi, che spuntano morbidissimi.

La giornata è davvero spettacolosa, e a riprova vi piazzo qui questo discreto paesaggino:


Più o meno a metà del percorso, giungiamo al Pian Dei Cavalli, e ci aspeta una sorpresa: ci stavano aspettando! Una guida di Bizzarrone, avendo letto del nostro arrivo dal sito di Bicio, ha portato una bella cassa di 15 birre alla sua baita, che sta ristrutturando.
La moglie della guida ci accoglie e ci conferma che le birre saranno lì ad aspettarci al ritorno...

Ancora increduli riprendiamo il cammino, e cominciamo a vedere le prime lingue di neve. inizialmente ce le lasciamo di lato, ma non potremo fare a meno di pestarla, fra poco.
Un intermezzo interessante ce lo ofrre un gregge di capre e pecore al pascolo, che decide di condividere con noi il proprio sentiero.
Una capretta si merita una inquadratura:

Dopo questa pausa ovina, cominciamo veramente a metter piede sulla neve, ed il gioco di bianchi ed azzurri creato dai laghetti ghiacciati è veramente spettacolare.
Fabrizio sembra un bambino al parco giochi, e dobbiamo quasi passare alle vie di fatto per convincerlo a staccarsi da lì.
Ed il bello è che ha ragione lui!

Arriviamo dunque al paso del Baldiscio, e il sole ci permette una bella sosta-pranzo. Abbiamo anche occasione di ammirare un esemplare adulto di una specie sempre più diffusa per i nostri monti, nota con il nome scientifico di "Excursionistis Spaparanzatus" (qui in una fase di muta del pelo ventrale):


(Sorry Alessandro, ma era BICIO che ti aveva promesso di non pubblicarla, non io... :D )

La calma discesa ci riporta al Pian Dei Cavalli, dove abbiamo la conferma che le birre (ma anche aranciata, vino, patatine...) gentilmente offerteci dal misterioso ammiratore di Bicio ci stanno ancora aspettando.
Ci togliamo gli zaini, ed anche il Vostro Affezionatissimo abbandona le proprie tradizioni astemie per un sorso di birra in compagnia.
Ritratto di gruppo di beoni felici (foto di Bicio, che ringrazio):

Il rientro è dei più morbidi, e visto che per una volta non devo guidare, mi concedo il lusso di una mezza pennica sul sedile posteriore della macchina di Fabrizio, almeno finchè lo stesso non decide di richiamarmi all'ordine con una smitragliata di autoradio.

Chiudo con la panoramica video delle montagne intorno al Passo del Baldiscio. Giudicate voi!

lunedì 24 novembre 2008

23 novembre... PUNTA MARTIN

oggi si va in Liguria...
non sono proprio convintissimo della meta odierna, ma quando Bruno mi aveva proposto di uscire con Paolo e Claudia, mi sono iscritto al volo... ero uscito con loro un pò di tempo fa ed ero stato strafelice dell'uscita! sono due persone davvero speciali...
destinazione di oggi è Punta Martin... (Bruno causa piccolo infortunio non c'è... peccato!!!)
la mia giornata inizia bene... mi sono perso a Milano...
pazienza... arrivo un attimo in ritardo all'incontro... saluti di rito, disposizione sulle macchine e via...
un paio di soste per recuperare altri compagni di viaggio, una colazione poco prima di arrivare alla partenza e finalmente siamo ad Acquasanta (GE)
Lasciamo le macchine e dopo visitina veloce alla bellissima chiesa
Da Punta Martin

ci incamminiamo...
All'inizio non sono ancora convinto... non so perchè, ma non sono entusiasta...
Che rimbambito che sono!!! più prendiamo quota e più il panorama diventa notevole... il sentiero sale benone... non è un cammino difficile, ma nemmeno per tutti.... la compagnia è proprio bella (anche se qualcuno continua a far notare la scarsa presenza del gentil sesso)... c'è il sole, non fa caldissimo, ma per fortuna il vento non è forte come da previsioni...

Da Punta Martin


Da Punta Martin


Sul percorso incontriamo una bella comitiva di scout...
è bello vedere che si avvicinano così giovani alla montagna... ma personalmente credo che come tipoligia d'uscita fosse un pò troppo impegnativa x loro e con qualche rischio... anche se poi è stato proprio piacevole vederli arrivare tutti in cima felici...

Comunque, come dicevo prima, più salgo e più questa uscita inizia a piacermi davvero molto...
come descritto nelle varie recensioni su questa meta, arriviamo su un bel tratto in cresta e nell'ultima parte è d'obbligo aiutarsi con le braccia per salire... BELLO BELLO BELLO...

Da Punta Martin


Da Punta Martin


Finalmente in cima... CHE SPETTACOLO!!!

Da Punta Martin


Da Punta Martin


Si mangia... ci si guarda intorno... cerchiamo con lo sguardo Nando (il nostro amico a 4 zampe) che arrivato in vetta a fatto perdere le sue tracce... si chiacchera... si fanno foto...
ed arriva anche l'ora di scendere...
Come ci aveva detto Paolo, riprendiamo la discesa su un sentiero bello e largo... dobbiamo passare dall'altra parte della vallata e poi ad un certo punto seguiremo degli "ometti" che qualche impavido ha messo per indicare una discesa alternativa...

Da Punta Martin


l'alternativa vera sarà poi scendere nel canalone...

Da Punta Martin


per fortuna che questo giro non mi convinceva... è sempre + BELLO!!!
ok un pelo difficoltoso in alcuni punti, da non percorrere con leggerezza...
ma decisamente emozionante...
La compagnia è fantastica davvero... la giornata spettacolare... il posto incantevole...
ma chia ha voglia di scendere??? io NO!!!
pazienza...
il buio sta arrivando ed i colori del tramonto sono al solito mozzafiato...
La giornata è finita... siamo giù alle macchine e prima di ripartire verso casa facciamo una sosta al bar...
Che bellissima giornata!!! GRAZIE a tutti i fantastici compagni di viaggio di oggi...

SEMPLICEMENTE... VAL CODERA

16 novembre 2008

Come si fa a spiegare a parole la bellezza di una valle unica, dove in pochi attimi la vista può spaziare dal fondovalle del lago di Novate Mezzola, con il pianoro paludoso del Pian di Spagna e la possente mole del Legnone a vigilare sul Lario, ai profili tormentati dei monti della Mesolcina, alla verticalità delle pareti rocciose lungo le quali s'inerpica il sentiero sotto i nostri scarponi, a forre e canaloni e valloni incassati scavalcati da antichi ponti di pietra, e distanti cime e creste imbiancate della prima neve novembrina... e poi il paese di Codera, appeso lassù alla sua montagna, così lontano nel suo anacronistico e così suggestivo isolamento, e i gruppi di baite sparsi sui pendii, ma ognuno in un punto così panoramico da far invidia...
E poi ci si è messa anche la giornata, che ci ha regalato un sole splendente in un cielo azzurrissimo ed una temperatura più che gradevole; poi la compagnia, fantastica come sempre (certo però che ce ne vuole, a far pausa accanto alla santella che ricorda disgrazie causate da morbi mortiferi ed amenità del genere... ;-D)...
ed infine, come ultimo dono di un'altra giornata da ricordare, un tramonto spettacolare ad incendiare il cielo e dipingere di riflessi dorati le calme acque del lago, stretto laggiù fra gli scuri profili dei monti a fargli da corona...

Già questa primavera avevo provato a descrivere tanta bellezza, ma davvero faccio fatica a trovare parole che non siano troppo retoriche o comunque inadeguate.
E forse non è poi un male, perchè chi ha la fortuna di poter visitare questa valle incantata credo che porti via con sé ricordi che valgono ben più di qualsiasi parola, e d'altra parte accontentarsi di leggere un racconto o guardare una foto di questi luoghi è un peccato: ci sono tantissimi posti che meritano di essere visti, grandi o meno, famosi o meno, celebrati o meno.

Bene, fra tutti quei posti, la val Codera merita senza dubbio non solo di essere vista... merita di essere vissuta. Senza fretta però, perchè quassù il mondo ancora gira al ritmo antico di una volta, ed è davvero un gran bel girare.
Bruno


Lago di Novate Mezzola, Pian di Spagna e Legnone innevato

Gruppo in fila indiana sul ripido sentiero per Codera

Il paese di Codera

Incantevole panorama dalla frazione Cii

I VagaMonti! di giornata: Andrea, Bruno, Marco, Paolo, Elisa, Mauro e Rossella

domenica 19 ottobre 2008

La nobil leggenda della Guerriera bella e crudele e di Grignetta sua sentinella in quel dì nobile di ottobre decimonono nell'Anno Domini MMVIII

Ciò che facemmo il dì nobile di ottobre decimonono nell'Anno Domini MMVIII canteranno i posteri ad imperitura memoria di chi sfidò la guerriera bella e senza amore che Iddio punì volgendo in monte!



Ed ella ci attendea porgendo seco funeree lapidi a trasecolar l'ardito cavaliere che sul suo ripido procedere ripetea "Avere te voglio o morire!"



Ma ella dall'alto ci vedea salire ed il suo dileggio echeggiò dalle forre che come fauci aperte attendeano il nostro piede in fallo!


E strapiombi aguzzi, e corde sottili a vincere il precipizio e scale artigliate dal vento ci trovarono fermi a procedere verso la vetta bella e crudele!



Neppur gli strali della maligna sentinella che giungeano al capo o al tronco, neppure i massi gettati al canalone. Stavolta la freccia in fronte non scoccò e si nobil ventura procedette nella luce fin quasi all'apice dell'ardir supremo, vetta nobile e crudel che ira ormai mutava in nuvole minacciose sopra il capo!



Ma più dell'onor e dell'amor potè il digiuno e dopo tanta speme a si nobil ventura il ventre vuoto deviò a quel di Rosalba locanda ove riproponemmo il nostro grande amore alla vetta ostile ma col ventre pieno e la pancia al sole!



Così scendendo da più dolce declivio e rimirando in lontananza sì vetta bella e ostile, già la nostalgia riporta alla direttissima via che al suo cuore porta!

martedì 7 ottobre 2008

Sul Legnone... Anzi no!

Ascesa mancata alla prima cima del lago di Como
4 ottobre 2008


L'escursione al Legnone di quel sabato è cominciata, in realtà, al venerdì, con un messaggio sul telefonino da parte di Bicio: "sulla cima di domani è caduta della neve."

In pratica, sabato mattina siamo partiti senza sapere con certezza se saremmo potuti arrivare alla cima.

Perfetto.

Comunque, il morale della truppa restava alto, anche per via della giornata spettacolare di cui potevamo godere: neanche una nuvola oscurava il cielo del lago di Como.
Giornata spettacolare, ma anche bella fresca. in effetti fa un freddo becco, e il caffè che prendiamo al rifugio Roccoli Lorla ci sta tutto.

Di fronte a noi, il Legnone domina sul lago ed in effetti la cima è decisamente imbiancata.
In realtà, non appena usciti dal bosco che caratterizza la prima parte di sentiero, il percorso si presenta non difficile, ma coperto da un fastidiosissimo strato di neve del giorno prima, che rende il tutto piuttosto insidioso.
Il secco: "Minchia se è scivoloso!" sganciato da Sara al primo mezzo capitombolo vale più di mille parole.

Alla prima sosta, possiamo godere di una splendida panoramica dell'estremità nord del lago, con vista sulla Val di Spagna:


A questo punto, il sentiero comincia a salire più deciso, e il passaggio diventa ancora più complicato per via dello strato di neve, diventato ormai un vetrato di neve-misto-grandine. Incrociamo un paio di escursionisti, che prima di noi hanno tentato di raggiungere la cima, e le notizie non sono buone: hanno dovuto rinunciare, perchè il tratto finale è impraticabile.

Continuiamo la salita, ed arriviamo all'ultima pausa, al bivacco Cà de Legn. proprio sotto la cima. Ne approfittiamo per mangiare un panino, mentre Bicio va avanti a verificare il percorso. Poco dopo torna, ed il responso è quello che temevamo: da lì in avanti, senza ramponi non si va da nessuna parte. Salire, volendo, sarebbe ancora possibile, ma scendere sarebbe troppo pericoloso.

Ma il buon Bicio, forse presagendo il problema, aveva pronto il piano di riserva: si scende al rifugio, si mangia qualcos'altro con calma, e poi nel pomeriggio saliremo sul Legnoncino, cima decisamente più bassa (1711 metri contro i 2609 del fratello maggiore), ma dotata di panorami altrettanto notevoli.

La pausa sul prato presso il rifugio, oltre ad altri panini e dolci assortiti, ci da modo di far conoscenza con il cane del rifugio, un bel pastorone bernese, che prontamente stringe amicizia con Bicio. Sarà questione di affinità? A voi giudicare...


Non senza rimorso lasciamo il nostro amicone e la pennica che già stavamo gustando sotto il bel sole, per incamminarci verso il Legnoncino.

La salita è facile facile, lungo una mulattiera della vecchia Linea Cadorna.

E siccome, probabilmente, gli sembrava troppo facile, Bicio pensa bene di deviare al primo taglio che si trova davanti. Noi, da bravi pecoroni, lo seguiamo, solo per trovarci dopo pochi metri, in mezzo ai rami e le sterpaglie, con la voce di Bicio che ci dice: "tornate sulla strada!". Riprendiamo la mulattiera e il tutto finisce in risate.

Arrivati in cima al Legnoncino, lo spettacolo è semplicemente fantastico, con tutte le cime del lago in bella vista. Questa foto ne è solo un esempio:


Siccome tira un freddo becco, ci tratteniamo giusto il tempo di una foto di gruppo e scendiamo.

Terzo passaggio al rifugio Roccoli-Lorla, e terza sosta, stavolta con le gambe sotto al tavolo, per la merendona finale a base di torte, castagne alla panna (uau!) e bevande calde, degna conclusione di cotanta giornata.

domenica 15 giugno 2008

Al Rifugio Omio

Tra Bagni introvabili, cartelli traditori ed e-conference di altissimo livello

1 giugno 2008


La continua ricerca di percorsi allenanti per le imprese a venire porta me ed il Brünig la Rifugio Omio, in Val dell'Oro, sopra i Bagni di Masino...

...A trovarli, i Bagni di Masino. Sì perchè, come sempre, al momento di digitare il luogo di destinazione sul mio TomTom, non compare nulla, e ci tocca arrangiarci da San Martino in poi. Arriviamo comunque sul posto senza problemi, per poi scoprire che il navigatore indicava il luogo come "Bagni DEL Masino", aggiungendoci per simpatia anche una bella pernacchia...

Fa niente. Partiamo dal parchieggio e, dopo pochi minuti, un cartello ci indica una via alternativa e più lunga a quella che dovremmo percorrere per giungere a destinazione. Chissà perchè, la tentazione di seguire il suggerimento non ci sfiora nemmeno per un minuto...


Subito dopo, una piccola deviazione ci porta a pochi metri dal letto di un torrentello bello carico dopo le pioggie degli ultimi giorni. Mi avventuro tra i sassi umidi per avvicinarmi il più possibile, salvo poi vedere Bruno arrivare in tutta tranquillità e sicurezza indicandomi, con quello sguardo da prendingiro di cui solo lui è capace, un sicuro passaggio a pochi metri di distanza...


Fa niente (di nuovo). Iniziamo a camminare sul serio, e ci inoltriamo nel bosco fino ad una prima radura, dove incrociamo un gruppetto di ragazzi diretti al rifugio e possiamo godere di un primo squarcio di panorama.

Usciti definitivamente dal bosco, il sentiero si fa roccioso, ed un altro torrentello (lo stesso di prima?) ci finisce addirittura tra i piedi, un passaggio di quelli che personalmente mi danno sempre un discreto gusto (almeno, da quando porto un paio di scarponi che tengono l'acqua). La foto con annesso fondoschiena del Brünig vi rende l'idea.


All'arrivo il rifugio è chiuso, e quindi ci adagiamo sui gradini di pietra per consumare i panini. Colonna sonora al nostro pranzo è la dotta lezione che una sciùra dietro di noi tiene ad un suo amico sulle funzioni ed i vantaggi di Skype. L'amico della signora non pare aver afferrato alla perfezione il concetto (il primo quarto d'ora lo impiega a capire che non si sta parlando di TV satellitare), poi finalmente arrivano i risultati. Almeno la pronuncia gli è chiara: si dice "Scàipe". Il più è fatto.

Visto che, fra una cosa e l'altra, abbiamo fatto presto, ho tutto il tempo di schiacciare una minipennica sotto il cielo nuvoloso, e di scattare una bella foto al Passo Barbacan sopra di noi, punto di passaggio del Sentiero Roma (che il buon Roger vi ha già descritto in un post precedente), che dopo l'Omio conclude la sua prima tappa al Rifugio Gianetti.


E poi si scende.

Un'escursione notevole, con un dislivello non banale ma costante e ben distribuito. Ma ben altro ci aspetta...

lunedì 2 giugno 2008

Finalmente di nuovo sopra i 2000 metri!

... per l'esattezza di soli 9 mt... ma ne avevo troppo bisogno!

Buona la scusa con cui convinco la mia dolce metà a fare una camminata... "Dai, dopo tanti giorni di pioggia, questa domenica le previsioni danno bello... una tranquilla passeggiata in Val Taleggio, pochi passi e ci si ferma vicino una baita a raccogliere il 'paruc' (Erba del Buon Enrico in lingua tricolore, una specie di spinaccio selvatico)..." Ma... vuoi che non sapevo che la stagione era un po' avanti, vuoi che poi quando si comincia a camminare non mi fermerei +, la giornata cambia subito i connotati... Il famigerato arbusto non si trova ed in poco aggiro la situazione con il mio solito detto "Dai Ele, è solo un pratone!!!"... In poco raggiungiamo un passo dal nome non molto invitante, e pure la cima da me indicata come facile porta lo stesso toponimo: Baciamorti (NDR: lascio la spiegazione del nome al sempre mitico sito della Val Brembana http://www.valbrembanaweb.it/cai_piazza/annuario/2001/baciamorti/baciamorti.html).
La giornata è magnifica ed al di là del passo rivedo dopo mesi le mie care vette orobiche, tra cui spicca sempre il gruppo Diavolo-Diavolino. La salita dai 1520 mt del Passo ai 2009 mt della vetta è davvero dolce, un manto verde cosparso di tanti bei fiori che alleggeriscono la fatica a tutti e due. Così, poco dopo il mezzogiorno, raggiungiamo la statua della madonna in vetta, il mio fedele altimetro lancia l'allarme dei 2000 mt superati (da quanto non lo sentivo!!!) mentre purtroppo il cielo va coprendosi di nubi e dalla valle sale una fitta nebbia...



Tempo di un ottimo ma non troppo locale pane arabo con pancetta, si prosegue, nella speranza di finire all'asciutto il nostro pranzo. Dall'erbosa cresta ammiriamo i vicini Pizzo Tre Signori, Il Monte Sodadura e lo Zuccone Campelli, mentre dietro la sagoma del Monte Ponteranica, più a nord, si intravedono pure le nevi del Bernina. Ci fermiamo più a valle, in prossimità dei 'menir' che segnavano l'antico confine tra Venezia e Milano e addentiamo un secondo panino, ma il cielo ci costringe a ripartire di nuovo, minaccioso e carico di nubi dense. Finalmente, vicino al Rifugio Gherardi, più a valle, possiamo goderci un po' il sole (mettersi la crema no, eh?... che scottata!) e rivedere tutto il periplo compiuto... eddai, meglio sto giro che neanche starsene tutto il giorno appollaiati a raccoglier cicoria, no? Anche Elena è convinta, e un bello scatto ad una farfalla che si posa su un fiore di tarassaco è la cigliegina sulla torta di una bella giornata lontano dai lavori pre-matrimoniali... E son sempre più convinto che la montagna è la mia medicina!

sabato 31 maggio 2008

Camminando tra nuvole neve e pioggia...

Fenetre Durand
25 maggio 2008

“Ecco, noi dobbiamo andare là.”
Mentre sono preso dalla lotta con uno scarpone che non vuole saperne di infilarsi, giro lo sguardo nella direzione indicata da Paolo.
E quello che vedo non è niente male: una fila di cassonetti dell'immondizia, le baite di Glassier, qualche albero, e pochi metri più su una massa grigia e compatta: il Nulla? No, semplicemente dei bei nuvoloni scuri e densi, che si son mangiati tutto il panorama intorno. E noi dovremmo andare proprio lì in mezzo? Pronti, che problema c'è?

A ranghi serrati ci s'incammina lungo il sentiero che subito guadagna quota in modo piuttosto deciso; è un bel gruppo variegato, questo, composto da esperti biologi, vermologi e persino “caccologi”; c'è chi sale in jeans e chi – stoicamente – in scarpe da tennis; ma anche chi ama la montagna ma detesta la neve (e forse non sa cosa l'aspetta ;-) ), e poi chi quando è in città va a correre, chi a correre non ci va più, e chi legge libri in svedese tradotti dall'islandese.
E poi ci siamo anche Andrea ed io, per la prima volta insieme ad un gruppo di Sentierando, qui in Valpelline, diretti verso la Fenetre Durand, valico a 2800 metri fra la Val d'Aosta e la Svizzera, da dove durante la guerra transitò anche il futuro Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, all'epoca in fuga dall'Italia e dai fascisti.
Mentre si sale si chiacchiera di tutto un po', spaziando dalle caratteristiche dei fiori incontrati lungo il percorso alle abitudini dei bonobo “sotto le lenzuola”, che pare usino anche fumare una sigaretta, dopo... insomma, il sentiero scivola veloce sotto i nostri scarponi, ma noi quasi non ce ne accorgiamo.
Ad un certo punto, dopo aver per un momento lambito un bel torrente gonfio d'acqua, ci troviamo su una strada bianca, che lasceremo e riprenderemo più volte, fino a salire ad una zona di pascoli, dove fango ed erba giallastra la fanno da padrone, mentre compaiono le prime chiazze di neve, e qualche marmotta (che visto il clima forse preferirebbe restare in letargo) fischia forse per salutarci o forse per mandarci qualche accidente, chissà.
Man mano che si procede la neve aumenta, e in alcuni punti copre il sentiero, cosicchè dobbiamo anche calpestarla.
Rimontiamo un pendio, passiamo di fianco ad un alpeggio, poi un traverso sulla neve ed arriviamo alle ultime baite, mentre per alcuni momenti il panorama si scopre un poco, permettendoci di scattare finalmente qualche foto, mentre fino ad ora eravamo completamente avvolti dalle nuvole.

Da qui alla Fenetre manca l'ultimo ripido pendio, naturalmente ricoperto di neve – ora è anche bella fonda – ma ci vuol ben altro per fermare una tal banda. Allora una breve pausa, un saluto all'escursionista “anti-neve” che non ne vuol più sapere di andare avanti e si ferma qui ad aspettarci per il pranzo, e si riparte per l'ultima oretta scarsa di cammino, con Paolo a batter traccia nella neve e noialtri come tanti indiani a calpestare le sue impronte. Ad un momento ci si trova sotto un ripido pendio, che Paolo vorrebbe risalire, anche se poi decide di aggirarlo sulla destra, anche perchè il sentiero, che passa sull'altro lato, è completamente invisibile.
Ora la fatica comincia a farsi sentire, il gruppo si sfilaccia un po', e si capisce che non ce la faremo ad arrivare alla nostra meta, per cui
decidiamo di risalire uno speroncino erboso sgombro dalla neve, e di accontentarci così. Quando arriviamo tutti nel punto concordato comincia pure a nevischiare, per cui ci si ferma giusto il tempo di scattare una foto di gruppo e poi, dopo aver ammirato il piccolo lago di Fenetre pochi metri più in basso ed aver rivolto un'occhiata al colle, ormai a pochi minuti di distanza, torniamo sui nostri passi, scendendo velocemente alla baita dove troviamo la nostra “collega” beatamente addormentata, avvolta in un telo termico.
Ora il nevischio s'è trasformato in pioggia, che non ci abbandonerà più.

Per mangiare ci sistemiamo alla bell'e meglio cercando dei posticini il più possibile all'asciutto, e Andrea tira fuori dallo zaino-cambusa una torta ed un vasetto di Nutella per offrirli alla ciurma, come suo solito... come sempre, mittticooo!!!!
La pausa pranzo termina, e ci tocca incamminarci sulla via del ritorno, non prima di esserci intabarrati ben bene per evitare d'inzupparci troppo.
Di nuovo, il tempo passato lungo il cammino vola via veloce per merito delle chiacchiere in allegria e di qualche foto, soprattutto per immortalare il bellissimo salto d'acqua del torrente, e in men che non si dica siamo di nuovo alle macchine. La giornata però deve ancora finire, e verrà degnamente conclusa nel bar di Valpelline, davanti al birrozzo di rito e a Mr. Bean...

Che dire, di questa giornata tra i monti della Val d'Aosta?
Sarebbe facile e scontato lamentarsi delle nuvole e della pioggia che ci hanno impedito di godere dei panorami da favola di quest'angolo di paradiso, ma (forse perchè sono davvero squinternato io!) per me è stata comunque una giornata splendida: la pioggia non mi dà nessun fastidio perchè tanto – come dice sempre un caro amico – non sono solubile in acqua, e la mancanza di panorami non fa altro che darmi un motivo in più (se mai ce ne fosse bisogno) per tornare in futuro, con una bella giornata di sole, a scoprire di nuovo questi bellissimi posti.
Ma ciò che ha reso questa giornata ancora migliore è stato il gusto di poterla condividere con Paolo, Mr. Sentierando, e con questo bel gruppo di escursionisti simpatici e allegri, che ringrazio davvero di cuore per la compagnia.

La neve copre il sentiero

Lago di Fenetre

Il gruppo (quasi) al completoLo spettacolo del torrente gonfio d'acqua

P.S.: Grazie a Paolo e Andrea per le foto.

giovedì 29 maggio 2008

Per strade selvagge al Rifugio Elisa


11 maggio 2008

Le esigenze erano chiare: fare allenamento e prepararci per le future e ben più impegnative salite a venire.

E quindi la nostra scelta (mia e del Brünig) è caduta sul rifugio Elisa, in piena Grigna, con un dislivello di quasi 1200 metri, buoni per la gamba, sopra Mandello.

Anzi, Rongio di Mandello.
Val la pena di precisare, perché alla partenza la cosa ci ha fatto arrovellare il giusto.
La scena:
Bruno: "Tutto pronto?"
Io: "Sì"
Bruno: "Bene. Non so esattamente dov'è Rongio di Mandello, hai portato il TomTom?"
Io: "Sì"
Bruno "Bene. Hai provato a cercare Rongio?"
Io: "Sì"
Bruno: "Bene. Lo hai trovato sul TomTom?"
Io: "No"
Bruno: "..."

Perché è importante partire SEMPRE col piede giusto!

Vaccate topografiche a parte, arrivare a Rongio non è un problema. Molliamo la macchina e attacchiamo il sentiero, che entra subito nel bosco.

Dopo un primo saliscendi tranquillo, il primo scorcio della giornata: una grotta naturale della quale prendiamo nota per futura esplorazione con torcie. La foto non è granchè, ma da l'idea (e occhio al guano di pipistrello).


Usciti dal bosco, si comincia a salire sul serio, e il motivo per cui abbiamo scelto questa salita si rende chiaro: personalmente sono un po' giù di fiato, e devo affidarmi ad una prima sosta per bere e recuperare un minimo tra un tornante e l'altro. Anche il fatto che la giornata sia decisamente coperta, a conti fatti si rivela un bene. Anche troppo, forse: le previsioni dicono che il tempo dovrebbe tenere, ma i nuvoloni in arrivo non sembrano aver letto il giornale.

Intanto, il rifugio comincia ad intravedersi in lontananza... ma ci vorranno almeno altre due ore per arrivarci. Sono ancora in cerca di una definizione che descriva al meglio questi luoghi, e Bruno mi viene in soccorso: "Mi piace questa zona, bella selvaggia". Ci ha preso: più di tanti altri posti, questi luoghi sono "esterni", luoghi a parte, certamente non del tutto incontaminati ma di sicuro quel tanto che basta per portarti al di fuori dal resto, quando occorre. (Mi sono un po' incartato, lo so, portate pazienza... ;-) )

Giunge intanto il momento della "macro" di giornata, dedicata alle genzianelle che sul sentiero decisamente abbondano.


Superato un passaggio nuovamente nel bosco, è tempo della seconda sosta presso la baita dell'Aser, e di una fotina alla fauna locale:


L'ultima mezz'ora fino al rifugio è facile, e all'arrivo ci attende il premio: non capisco subito cos'abbia tanto da abbaiare il cane del rifugio, ma guardando meglio me ne accorgo: due camosci, che risalgono la cresta di fronte al rifugio. Sparo lo zoom al massimo ma la foto, seppur sgranata, riesce bene.


Prima di pranzo, c'è tempo di fare antipasto con un panino, e poi ci ritroviamo a tavola con il gestore del rifugio, che praticamente cucina solo per noi e se stesso e apparecchia davanti al camino acceso.

Il fuocherello che va ci spinge ad oziare un po', tanto è presto. Ma visto che nemmeno vogliamo far tardi, affrontiamo la discesa e torniamo a casa.

Che dire... rispetto alla mia ultima uscita è stata tutta un'altra cosa. Una faticata che ci voleva per risvegliare muscoli da un po' troppo tempo arrugginiti, entrare e scaldarci per progetti ben più ampi, già in moto e ben avviati...