

















da qui non ci si muove... davanti a noi ci sono altre cordate... qualcuno incurante del resto del mondo si ferma in vetta impedendo ad altri di poter godere di tanta bellezza... qualche guida si fa largo fra le cordate fregandosene di tutto e di tutti... visto come vanno le cose decidiamo di scendere al colletto dove c'è un pò più di spazio...

anche se vorremmo tutti fermarci ancora un pò...
Weekend sui ghiacciai delle Alpi di Uri
5-6 luglio 2008
In Svizzera c'ero già stato (ultima volta solo due settimane fa), ma COSI' in Svizzera decisamente mai.
Sempre preda della voglia acuta di ghiacciaio che in questo periodo dell'anno pervade il VagaMonti medio, e grazie ai buoni auspici di Bicio di Zainioinspalla, mi sono unito al buon Giorgio Giudici in questa due giorni, obiettivo i 3504 mt. del Sustenhorn, cima che divide i Cantoni di Berna e Uri.
L'avvicinamento in auto va via liscio, a parte le ovvie ed inevitabili interferenze del TomTom di bordo, per una volta non mio: io e Silvia stiamo percorrendo la strada del passo del Susten, per dirigerci al ritrovo di Steingletscher quando, nel pieno di una strada dritta e priva di qualunque deviazione, ma soprattutto GIUSTA, il navigatore se ne esce con: “Tornare indietro appena possibile!”
Ci guardiamo un attimo, e decidiamo di non dargli retta. E lui insiste: “Tornare indietro appena possibile!”.
5 minuti dopo, senza avergli ovviamente dato retta, giungiamo a destinazione ed al ritrovo con Giorgio. Ah, i prodigi della scienza moderna...
Anche il pranzetto pre-salita riserva i suoi bei momenti. Orietta ha appena finito di spazzolarsi un piatto di carne ed insalata, ma ha lasciato lì la salsa d'accompagno. Il buon Giorgio non ci pensa su due volte, ed afferrata la forchetta si ficca in bocca l'intero pastone, col suo bel carico di burro e spezie, incurante dei tentativi miei e di altri due di stopparlo prima che compia l'insano gesto. Troppo tardi. La reazione di disgusto di Giorgio è inequivocabile...
Esaurite le formalità, lasciamo le macchine alla partenza del sentiero per il rifugio Tierbergli e ci incamminiamo. Il sole c'è, ma non è eccezionale. Speriamo per domani...
La salita mi mette alla prova più del previsto, ma non c'è niente da fare: i percorsi come questo, fatti di rocce e roccette irregolari, che spezzano il ritmo ed impediscono un passo costante, proprio non li digerisco. (appunto mentale: d'ora in poi, evitare i piatti a base di salsiccia, patate e salsa alle cipolle SUBITO PRIMA di un salita...) Mi consolo con la visione della valle sotto di noi, davvero magnifica.
Dopo poco più di due ore arriviamo al rifugio, ci piazziamo in camerata e ci prepariamo per la cena. Facciamo i conti con le esigenze dell'adattamento al territorio: l'unica acqua che c'è è quella piovana raccolta, e deve essere riservata ai bisogni primari del rifugio, quindi i servizi con acqua corrente vengono aperti solo di notte, e per il minimo indispensabile.
Dopo cena, a letto presto: la sveglia domenica mattina è alle 4:30, e partenza alle 5:30. E' necessario, per poter affrontare le tre ore di salita con calma e godendo della neve migliore.
Alla partenza, il cielo ci premia con una bella vista della cima, che solo la sera prima era coperta dalle nubi.
In effetti, le nuvole si muovono molto rapidamente per via del vento, e man mano che procediamo ci accorgiamo di trovarci in uno squarcio di sole molto instabile in mezzo a nuvole molto minacciose, che in pianura stanno già portando acqua a secchiate.
La salita è dolce, ma da affrontare con attenzione, perchè i crepacci non mancano e più di una volta Giorgio ci invita a tenere la corda tesa ed essere “rapidi e leggeri!”
Le tre ore previste (anche un filo di più!) ci vogliono tutte per arrivare in vetta senza scalmanarsi, e non siamo nemmeno premiati dal panorama, perchè ormai le nubi ci hanno circondato. Ma nemmeno l'ORRIDO tè alla menta del rifugio che ci riempie le borracce lava via la soddisfazione e mi concedo il lusso di un primo piano sotto la croce di vetta. E comunque, Giorgio ci leva ogni dubbio descrivendoci a memoria i paesaggi sotto, compresa la Val d'Ossola perché, come lui ci ricorda, “da dovunque sei in montagna si vede la Val d'Ossola!”.
La discesa al rifugio non presenta problemi. Già diverso il sentiero di ritorno alle macchine: appena partiamo si scatena un bell'acquazzone, e sulle rocce e roccette di cui sopra, ora viscide, c'è da stare attenti. Ciò non mi impedisce di scivolare e poggiare pesantemente sul sentiero i miei quarti più nobili, che prontamente si inzuppano di sana acqua piovana svizzera.
Ah, ovviamente, il tempo di arrivare a valle e l'acquazzone smette. Ma sarà bastardo?
Nonostante tutto, è decisamente presto, appena l'una del pomeriggio, e quindi mentre il resto del gruppo si trattiene al ristorante del passo (si vede che Giorgio voleva fare il bis della salsina-pastone di ieri...), io e Silvia ripartiamo in macchina subito per Milano.
Bel weekend, bel gruppo, gran cima. Mej de inscìi...!
Lassù, sulla destra, il Breithorn, la nostra meta odierna
Lo spettacolare panorama: sullo sfondo le montagne bernesi, a destra il Breithorn
I due Andrea e Sara in cordataSi punta il Colle del Breithorn, dritto davanti a noi, e quando l'avremo raggiunto piegheremo a destra per raggiungere la nostra cima.
Il ghiacciaio è stra-coperto dalle recenti nevicate, non s'intravede l'ombra di un crepaccio, ed in lontananza quattro persone stanno lasciando la loro traccia sul ripido pendio. Si parte.
Giorgio tiene un bel passo regolare, ma lo stesso un crampo bastardo s'impadronisce del quadricipite di un altro di noi, che però grintosamente non desiste; lasciamo così passare avanti la cordata di Orietta, e rallentiamo il passo, inframezzandolo con numerose pause, per far sì che il nostro amico possa continuare senza troppi problemi. Certo le condizioni del ghiacciaio non è che aiutino proprio un granchè, visto che la neve è bella fonda, il sole comincia a scaldarla e tutto questo ci fa affondare, spesso fin quasi al ginocchio, aumentando la fatica e non di poco.
Pian pianino, con pazienza abbiamo risalito un bel po' del dislivello fino al Colle, ma manca ancora il tratto più duro. Così Giorgio decide di cambiare le cordate: due di noi (nel frattempo i crampi hanno mietuto un'altra vittima) passano con Orietta, mentre Marinella e Maurizio prendono posto nella nostra cordata. Giorgio ora aumenta il passo, perchè comincia a farsi tardi, e le nuvole stanno coprendo il panorama. Non senza fatica arriviamo al Colle e, dopo una breve pausa, in circa venti minuti di cammino più agevole la nostra cordata raggiunge finalmente, con soddisfazione, la cima.
Maurizio e Giorgio al Colle del Breithorn; sullo sfondo la vetta
Giorgio, Dario, Bruno e Sara sulla cima del Breithorn (3401 m.)Potete leggere questo racconto anche sul sito dell'amico Bicio: http://www.zainoinspalla.it/resoconti/ghiaccio_breithorn_sempione_1483.asp

Dopo un’ora di cammino, usciamo finalmente allo scoperto e la mulattiera inizia a inerpicarsi lenta e quasi assolata, puntiamo in alto con buona lena, mentre qualche corridore scende controcorrente. Mi volto di tanto in tanto e lo sguardo si perde nel fondovalle sempre più lontano. Al bivio per il giro delle Orobiche, Bruno ha forse un ripensamento sulla meta di oggi, ma Andrea fortunatamente è folgorato da momentanea ispirazione artistica e obbliga entrambi ad assumere a pose plastiche neo buddiste sullo sfondo delle cascate… Passiamo il rifugio-casa-albergo Curò e iniziamo a costeggiare il bellissimo lago artificiale, con il suo verdeacqua da cartolina e la piccola cappella.
Tra scherzi e foto di rito calpestiamo quindi la prima neve (giugno?) per poi salire fino a un sentiero di roccia che corre quasi in piano sovrastando un paesaggio mozzafiato, fatto di lago e monti e nubi rigonfie; ci fermiamo giusto per seguire con lo sguardo qualche temerario alpinista sciatore.
L’ultimo tratto è silenzioso, ha iniziato a piovere e ci siamo attrezzati, chi con la giacca, chi con un’elegante mantella rossa rubata alla nonna di Cappuccetto. Manca poco ed eccoci al rifugio, un po’ bagnati e infreddoliti, dove, tolti scarponi e mantelle, infiliamo i piedi sotto il tavolo per uscirne solo dopo due ore di polenta, salumi, torta e bombardino che, dice Bruno, crea pericolosa assuefazione tra gli escursionisti. Satolli e un po’ sopiti, ricomincia la discesa, piove e non c’è niente da fare, si accetta la giornata così, al lago artificiale c’è un momento di tregua e noi ci si ferma lì, come tanti elementi matti del paesaggio, temporeggiando, chiedendo silenziosamente ancora un attimo di felicità prima di tornare al lavoro e alla città di sempre.
Il lungo giro intorno al lago ci riporta al Curò, ormai deserto, sotto la pioggia che è diventata ormai un acquazzone, si sosta per un caffè e per il diluvio universale. Si fa tardi e non spiove, e la combriccola riparte sotto mantelle, cappelli e coprizaino, e mentre il fondovalle si avvicina c'è ripensa all'anno prima, chi alle prove del coro, e così lasciamo il silenzio della pioggia e di questa splendida valle.