mercoledì 21 novembre 2007

Una giornata in Val Otro...

Un paio di settimane fa abbiamo passato una bellissima domenica in compagnia, in un posto meraviglioso, una delle valli che più amo fra le - per ora - poche (ahimè) che ho visitato, in un ambiente da favola, con un cielo azzurrissimo a far da sfondo alla prima neve fra le rocce e al legno scuro delle baite walser fra i prati.
Splendida giornata, posto incantevole, ed ottima compagnia, con le "gnu èntri" Donatella, Rossella e Mauro, più la "gnu ri-èntri" Baby Guge, a condividere il sentiero con i "volti noti" Marco, Andrea e Bruno...
la combriccola dei VagaMonti cresce ancora... BELLISSIMO!!!
Grazie a tutti quanti, di cuore, ma spazio alle impressioni di Dona:

DOMENICA 4 novembre ’07

Sveglia alle 6.00 colazione e partenza. Arrivo alle 9.30 ad Alagna pausa caffè e pronti via…. inizia la mia prima escursione in montagna. Arrivati dopo tanta fatica al rifugio, è stato bellissimo vedere il paesaggio autunnale della montagna, era talmente bello e si stava talmente bene che ogni fatica fatta per raggiungere il posto era come svanita…..
Per non parlare del magnifico pranzo del rifugio Zar Senni che direi è stato super appagante… gli affettati, le cipolline la gustosissima polenta oncia e la crostata di mirtilli….
Dopo aver finito di degustare fantastici piatti a malincuore ci siamo incamminati per ritornare verso il paese di Alagna.
Per me è stata un ottima esperienza sia per il paradisiaco paesaggio che per l’ottima compagnia.
Esperienza sicuramente da rifare, mi sono divertita veramente tanto, e devo dire che il giorno dopo grazie allo stretching non ho neanche avuto dolori muscolari.

Sono contentissima grazie a Baby, Andrea, Bruno, Rossella, Mauro e Marco.

giovedì 8 novembre 2007

Lezioni di vita di un'alpinista vera: Nives Meroi

E' già da un po' che ho ricevuto da una cara coppia di amici questa bellissima mail, che pubblico molto volentieri... Mi piacerebbe scrivere qualcosa anche delle due ultime uscite ravvicinate in montagna: venerdì scorso sul Pietra Quadra - Passo Mezzeno con Daniele e domenica sul Menna con Elena, ma penso che è meglio lasciar spazio a parole come quelle che seguono...

dal "Corriere della Sera" del 1 ottobre 2007
Bloccata per giorni sull' Himalaya. «Ora che è in salvo posso ripartire»
La Meroi rinuncia alla vetta per salvare il cuoco nepalese

L' alpinista: sta male, devo portarlo in ospedale. Stop alla scalata
Se avessero proseguito, probabilmente ora sarebbero più vicini a quota 11. Con l' arrivo agli 8.483 metri della cima del Makalu adesso forse mancherebbero soltanto tre vette per terminare l' impresa: salire insieme tutti i 14 «ottomila» della Terra. E per lei, la friulana di origini bergamasche Nives Meroi, un passo in più verso il record personale assoluto, prima donna al mondo ad avere mai raggiunto questo traguardo. Prima delle organizzatissime americane, delle competitive inglesi, delle agguerrite neozelandesi, delle «toste» polacche, delle giapponesi che quanto a determinazione non sono seconde a nessuno. Ma pochi giorni fa Nives e il marito Romano Benet si sono fermati ai 5.650 metri del campo base avanzato del Makalu, il loro undicesimo obiettivo. E ci sono rimasti a lungo, bloccati nelle tendine da alta quota scavate nel ghiaccio, ad attendere l' arrivo dell' elicottero di soccorso. Il motivo? Lo spiega lei stessa nel sito web che cerca di tenere aggiornato via satellitare. Indra Shereshtra, 33 anni, il fedele cuoco nepalese compagno di tante altre spedizioni ai giganti dell' Himalaya, sta male. Il 26 settembre veniva addirittura dato in pericolo di vita. È il classico «mal di montagna», che può colpire tutti. «Potrebbe essere stato colpito da edema celebrale, oppure polmonare, o forse addirittura da entrambi», dicono più in basso, ai 4.750 del campo base principale. Dunque stop all' impresa. Nives e Romano si sono tenuti in contatto via telefono satellitare con Manuel Lugli, medico delle patologie di montagna. Shereshtra è stato stabilizzato con la piccola farmacia che avevano nello zaino. Ma non basta. «Occorre che il malato scenda al più presto a quote basse», ha detto Lugli. Nemico il brutto tempo, per lunghi giorni non è stato possibile neppure pensare di scendere a piedi. Sino a che ieri, Nives annunciava trionfante che il miglioramento delle condizioni meteorologiche aveva permesso l' arrivo dell' elicottero di soccorso: «Stamattina finalmente è arrivato il velivolo da Katmandu. Indra adesso è all' ospedale. Da domani possiamo dare il via alla nostra spedizione», conclude l' alpinista nel comunicato delle due e un quarto pomeridiane. È la vittoria della dimensione umana di questa piccola carovana «famigliare» contro il gigantismo delle spedizioni commerciali. Un problema ben noto, specie negli ultimi anni con l' affollamento ai campi base di cime note come l' Everest o il K2. Due anni or sono fu scandalo quando una quarantina di alpinisti ignorarono l' agonia di David Sharp, un 34enne di Edimburgo colpito da edema sulla via discesa dal «tetto del mondo», lasciato morire in nome della frenesia della vetta. Sarà colpa del fatto che quando spendi 80.000 dollari per un' impresa, poi sei poco disposto a rinunciarvi. Oppure colpa delle bombole ad ossigeno, sempre più di voga tra i «consumisti» di «ottomila», che ti facilitano l' ascesa ma limitano anche il tempo di permanenza in alto. Comunque Nives e Romano queste logiche le hanno sempre evitate. «Nives è una donna concreta, con un forte senso morale della montagna, tanto forte che può aiutarla a superare eventuali carenze tecniche - dice Agostino da Polenza, noto capospedizione -. Lei, 46enne e lui quasi coetaneo, stanno assieme da una vita, si conoscono bene, rappresentano un team perfetto. Insieme hanno deciso di non usare le bombole ad ossigeno e neppure portatori d' alta quota semplicemente perché sanno che in alto ci si può andare con le proprie forze. E sanno anche rinunciare. Al K2 sono tornati indietro perché c' era troppa neve sulla nord nell' estate 2004. Ma ci sono riusciti per la via dello Sperone degli Abruzzi poco dopo». Una coppia armonica. Tornati a casa, lui si richiuderà nel lavoro solitario di guardia forestale. Nives avrà invece il compito di contattare gli sponsor, scrivere articoli, preparare il budget per il loro prossimo ottomila in stile artigianale.
Cremonesi Lorenzo


DHAULAGIRI (8.167 mt) – MAGGIO 2005
NIVES MEROI PORTA SULLA VETTA LA BANDIERA DELLA TAU (comunità dei bambini di Arcene - BG)

1 ottobre, 2007 - Corriere della Sera
ERRI DE LUCA
Un gesto raro. I suoi colleghi non si fermano
Erri De Luca, lei conosce bene Nives Meroi, l'ha seguita in alcune spedizioni e ha poi scritto il libro «Sulla traccia di Nives».
Cosa pensa delle notizie che vengono dal Nepal?
«Che lei e suo marito Romano hanno fatto una cosa normale, per loro intendo. In linea con il loro modo di essere».
Fermare la spedizione, è una rarità nel mondo dell' alpinismo?
«Per Nives ogni componente della spedizione è un compagno inseparabile, uno per cui fare qualsiasi cosa. E questo vale per un compagno di cordata come per il cuoco».
Quindi non è sorpreso.
«Assolutamente no. E sono contento di poterlo sottolineare, perché in queste spedizioni solitamente non ci si ferma non dico se qualcuno sta male, ma neppure se c' è uno che muore».
È successo?
«Certo, e ne sono stati testimoni proprio Nives e Romano. Quest' anno, in discesa dall' Everest, hanno trovato il cadavere congelato di un portatore. Quell' uomo era morto in alta quota e l' avevano lasciato lì».
Ripartirà con Nives Meroi?
«Certamente. In aprile sull' Annapurna, in Nepal».
Bufi Fulvio

lunedì 5 novembre 2007

5 novembre!

Stavolta tocca a te ricevere 'montagne' di auguri, Dario...
Buon compleanno, socio!!!

venerdì 26 ottobre 2007

Metti una domenica d'autunno a 3000 metri...

domenica 21 ottobre 2007

A voler ben vedere, il giro di oggi è nato tre settimane fa.
Per la precisione, il 30 settembre.
Alle nove e mezza del mattino, a Saas Fee, quando nel parcheggione siderale, alzando lo sguardo, al posto dell’Allalinhorn c’era un nuvolone bello compatto.
Fu così che decidemmo di rinviare la salita al nostro primo 4000, per compierla in una giornata migliore, pensando a metà o fine ottobre; fu così anche che la nostra giornata finì al rifugio di Giorgio all’Alpe Parpinasca con le gambe sotto al tavolo, i bicchieri pieni il giusto e le forchette ben piantate nel ben di dio che Aurora ci aveva preparato, a farci quattro risate di gusto in bella compagnia…

Fatta questa premessa, doverosa per chi quel giorno non era con noi (ed immagino quanto avrà capito dei deliri fascio-stalinisti di Paolo prima e Dario poi…), veniamo al dunque.
Alla fine, anche stavolta il 4000 è saltato, ma Andrea ed io avevamo deciso di fare un bel giro comunque, viste le previsioni meteo ottimistiche. E così, dalla quota preventivata abbiamo deciso di togliere “solo” mille metri.
La meta stabilita è stata il rifugio Mezzalama, alla testata della Val d’Ayas.

Allora, eccoci poco prima delle nove a Saint Jacques coperti non poco per via del “freschino” che ci accoglie; ed eccoci una quarantina di minuti più tardi al Pian di Verra Inferiore, fuori dal primo ripido tratto nel bel bosco di larici con il loro autunnale color giallo-ocra.
La testata della valle ci si mostra ora in tutta la sua maestosità, con il bianco dei ghiacciai che scendono dalle vette del Rosa davanti a noi, si riconoscono i Breithorn, il Roccia Nera, e poi Polluce e Castore. A sinistra abbiamo la bastionata scura della Rocca di Verra, mentre quasi alle nostre spalle, verso sud ovest spicca la sagoma appuntita del Grand Tournalin.
Ci dirigiamo ora verso il Pian di Verra Superiore lungo la strada sterrata un po’ noiosetta, tagliando qua e là, dove possibile, qualche tornante per accorciare il percorso. Ad un certo punto la strada spiana e ci troviamo in un bel valloncello, con il torrente semi-ghiacciato che scorre placidamente a pochi passi da noi.
Siamo ormai in vista delle baite del Piano, quando un cartello ci indica sulla sinistra il sentiero per il rifugio.
Ora il sentiero è di nuovo stretto e ripido, e con una serie di tornanti ci porta sul filo della morena. Dopo una pausa durante la quale scattiamo qualche migliaio di foto (il panorama è selvaggio e meraviglioso, siamo circondati da rocce e ghiaccio dappertutto, con la lingua grigiastra del Ghiacciaio di Verra che termina proprio qua sotto, mentre sulla destra compare un bel laghetto glaciale), riprendiamo a seguire la sottile traccia che risale la morena tenendosene ora sempre sul bordo, con il rifugio a guardarci dall’alto con le sue pareti di legno scuro e le imposte rosse.
Vuoi per la quota, vuoi per il dislivello già nelle gambe, vuoi per la salita che ora è bella in piedi, ma il nostro passo rallenta, mentre altri escursionisti via via ci passano davanti. Gli ultimi centocinquanta metri di dislivello li percorriamo ad andatura turistica (Bicio direbbe a passo Len.In., che non c'entra nulla con la politica, ma che sta per “LENto ed INesorabile”), fino ad arrivare al rifugio.
La porta d’ingresso ed una finestra sono aperte, ed è una fortuna (o così sembra), perché qua fuori non è che ci sia esattamente una temperatura tropicale…
Entriamo, e si congela!!! Mooolto peggio che fuori!
Nella penombra della sala incontriamo un paio di ragazzi che ci avevano sorpassato prima, loro hanno ormai finito i loro panini e stanno per uscire per non restare ibernati… io frugo nella credenza alla ricerca di pentolame e di un fornelletto a gas, poi tiro fuori dallo zaino una bella busta di pizzoccheri… qualcosa di caldo ci vuole! E poi, bisogna pur festeggiare il battesimo dei 3000 metri di Andrea… Proviamo ad offrire una porzione di pizzoccheri ai due, che però sono decisi a proseguire verso il rifugio delle Guide d’Ayas, che domina il Mezzalama dall’alto dello sperone roccioso cui è attaccato.
Dopo aver salutato i due ci dedichiamo al pranzo, dopodiché usciamo a scattare qualche foto al meraviglioso panorama, che ora è anche illuminato dal sole pieno. Nel mentre, si sente un boato provenire dal vicino ghiacciaio, ed una nuvola bianca compare lì dove un seracco è appena crollato… impressionante, come impressionante è lo stato dei ghiacciai… vedere di quanti metri s’innalza la morena rispetto al livello attuale della lingua di ghiaccio, e rendersi conto che lì dove abbiamo posato i piedi una volta – e neanche troppo tempo fa – era tutto ghiaccio, in effetti fa riflettere…

Come sempre, la voglia di andarsene da un altro posto fantastico rasenta lo zero, ma tocca…
La discesa si svolgerà in tutta tranquillità e lentezza e chiacchierando piacevolmente, per poterci ancora riempire gli occhi di tanto splendore, d’altra parte non c’è nessuna fretta.
All’imbrunire siamo di nuovo a Saint Jacques per una birra, e ritroviamo i due ragazzi di ritorno dal Guide, che per un centinaio di metri non hanno raggiunto; ci chiedono se sappiamo quanti gradi c’erano su al Mezzalama, loro lo sanno: diciotto sottozero…
Lo dicevo io, che non era caldissimo… ma in fondo ad una giornata così, del freddo non me ne pò fregà de meno!!!

venerdì 19 ottobre 2007

Quando la montagna non ti vuole...

domenica 14 ottobre 2007

Un’altra volta.
Non ci credo, m’hai fregato un’altra volta…
Passi per le piovose estati orobiche, quando piove ognuno si fa i fatti propri, si sa.
Passi per quando dovevo venirti a trovare con Bicio, per te avevo provato anche a prendere delle ferie fuori stagione, ma il capo non me l’aveva permesso.
Ma stavolta ogni tassello sembrava incastrarsi là dove serviva, e pensavo che sarei finalmente riuscito ad averti tutta per me.
O, se non proprio tutta, mi bastava almeno averti.
Stavolta avevo studiato il tuo carattere, sapevo che sulle prime ti saresti timidamente nascosta, perché in fondo penso tu sia timida, è per questo che tanti ti cercano.
Però sapevo anche che se non mi fossi dato per vinto, prima o poi avresti scostato dolcemente le tendine dietro cui ti eri rifugiata, e ti saresti alla fine decisa ad accogliermi, forse avresti anche indossato il vestito buono, per me.
Certo ti saresti fatta desiderare, ma ero pronto a dar fondo alle mie risorse, pur di averti… dicono che una conquista abbia un sapore più dolce e valga di più, se costa fatica. Si vede che la mia fatica non era abbastanza, per te.
Ho provato a scavalcare le nuvole, per poterti conoscere… vuol dire che dovrò fare ancora di più.

Ma c’è una cosa che voglio tu sappia.
Non finisce qui.
Non fare quella faccia, adesso, non è una minaccia la mia, è una promessa, a te ma soprattutto a me stesso. Sappi che non ce l’ho con te, anzi.
Penserai che io sia deluso, tutt’altro. Sono felice di averti anche solo intravista, ti sono grato per avermi lasciato accarezzare i tuoi fianchi sinuosi, per avermi degnato anche di un solo, lontano sguardo dall’alto della tua indifferenza, e di avermi dato modo di ammirare un piccolo pezzettino del mondo meraviglioso che ti circonda…
E so anche che un giorno sarai tu a cedere, è solo questione di tempo e di portar pazienza. Non sei cattiva, lo so, è che forse anche tu hai bisogno di conoscermi un po’ meglio…

Per ora, farò finta di non aver camminato per ore in mezzo alla nebbia, di non aver risalito quasi senza vederlo un paradiso che chiamano valle d’inferno, di non essermi seduto a riposare sulla soglia di baite strane con un masso per tetto, di non aver visto gente regalarti la sua colazione, per poi cercare di oltrepassare il limite ed infine arrendersi quando proprio non ce n’era più…
Farò finta di niente, perché almeno stavolta ho potuto godere dell’eleganza del tuo profilo, mi hai svelato qualcuno dei tuoi segreti, e son sicuro tu sia stata sincera.

Sono qui ora, e per un po’ ti lascerò in pace, ci sono tanti altri posti da vedere e cose belle da fare.
Ti lascio stare per un po’, però porto via con me il ricordo delle mille calde sfumature di colore del tuo vestito d’autunno, del blu del tuo cielo e della meraviglia di una coperta grigia di nuvole a nascondere il grigio più smorto della quotidianità.

Anche stavolta m’hai fregato, ma non la prendo come uno sgarbo. Una burla, tutt’al più.
Tanto, prima o poi tornerò ad importunarti, tranquilla…

Solo una cosa mi chiedo: sei una splendida montagna, e per me sei come una bellissima donna. Come mai allora ti hanno dato un nome maschile: Pizzo dei Tre Signori?!?

lunedì 15 ottobre 2007

E' passato solo un mese...

Con questo post, "I VagaMonti!" aderisce a Blog Action Day 2007

7 settembre 2007

Mi trovo sulle Dolomiti. E’ il terzo di quattro giorni di trek presso le Tre Cime di Lavaredo, con Fabrizio e gli amici di Zaino In Spalla (che ho descritto ampiamente in un post precedente).

La tappa di oggi prevede un lungo sentiero ad anello, prima in discesa dal Rifugio Locatelli, nostro “campo-base”, fino in Val Fiscalina e ritorno.

Lungo il giro, ci accompagna la vista delle torri dolomitiche e, tra le altre, Cima Una.


12 ottobre 2007

Ore 9 del mattino. Un costone di roccia di 100 metri si stacca dalla torre di Cima Una, franando a valle e ricoprendo tutto di polvere di calcare. Fortuna ha voluto che non ci fossero vittime, ma ormai la cima è sfigurata per sempre.

A me resta una sensazione difficile da definire, perché realizzo che solo un mese fa era tutto diverso, e mi chiedo quale combinazione (io la definisco così, ognuno ci metta il termine che riterrà più opportuno) ha voluto concedermi la fortuna di vedere le Dolomiti ancora intatte.

Viene voglia di tornarci, per poter “toccare con mano” la differenza, e prima o poi lo farò.

Ma dovrò prima abituarmi all’idea, perchè è pazzesco pensare che un cambiamento così radicale possa avvenire così di botto.

Viene naturale voler ricondurre questi fatti al dibattito sulla salvaguardia dell’ambiente. Certo, uno pensa: “Come facevi a fermare 60 mila metri cubi di roccia? Con le mani?”

Ovviamente no.

Ma un buon inizio sarebbe recuperare quel rispetto per le montagne che si va perdendo, fin dalle cose più banali.

Perché se riesci a non buttare una cartina (per esempio) di caramella lungo il sentiero, allora forse riesci anche a non buttare una bottiglietta di plastica. E a non buttare un sacchetto. E a lasciare i fiori dove stanno. E a non disturbare gli animali. E a non dar loro la caccia. E a non accendere fuochi.

E così via, e così via…

Vale la pena pensarci.

sabato 13 ottobre 2007

non sarà tempo perso...

ho appena acceso il pc e ho trovato questa bellissima mail...
l'ha spedita Diego... anche Bruno l'ha spedita ai nostri amici...
la posto qui sotto per tutti...

" Ad una cena di beneficenza per una scuola che cura bambini con
problemi di apprendimento, il padre di uno degli studenti fece un
discorso che non sarebbe mai più stato dimenticato da nessuno dei
presenti. Dopo aver lodato la scuola ed il suo eccellente staff, egli
pose una domanda:
"Quando non viene raggiunta da interferenze esterne, la natura fa il
suo lavoro con perfezione. Purtroppo mio figlio Shay non può imparare
le cose nel modo in cui lo fanno gli altri bambini. Non può
comprendere profondamente le cose come gli altri. Dov'è il naturale
ordine delle cose quando si tratta di mio figlio?"
l pubblico alla domanda si fece silenzioso.
Il padre continuò: "Penso che quando viene al mondo un bambino come
Shay, handicappato fisicamente e mentalmente, si presenta la grande
opportunità di realizzare la natura umana e avviene nel modo in cui le
altre persone trattano quel bambino."
A quel punto cominciò a narrare una storia:
Shay e suo padre passeggiavano nei pressi di un parco dove Shay sapeva
che c'erano bambini che giocavano a baseball. Shay chiese: "Pensi che
quei ragazzi mi faranno giocare?" Il padre di Shay sapeva che la
maggior parte di loro non avrebbe voluto in squadra un giocatore come
Shay, ma sapeva anche che se gli fosse stato permesso di giocare,
questo avrebbe dato a suo figlio la speranza di poter essere accettato
dagli altri a discapito del suo handicap, cosa di cui Shay aveva
immensamente bisogno. Il padre si Shay si avvicinò ad uno dei ragazzi
sul campo e chiese (non aspettandosi molto) se suo figlio potesse
giocare. Il ragazzo si guardò intorno in cerca di consenso e disse:
"Stiamo perdendo di sei punti e il gioco è all'ottavo inning. Penso
che possa entrare nella squadra: lo faremo entrare nel nono"
Shay entrò nella panchina della squadra e con un sorriso enorme, si
mise su la maglia del team.
Il padre guardò la scena con le lacrime agli occhi e con un senso di
calore nel petto.
I ragazzi videro la gioia del padre all'idea che il figlio fosse
accettato dagli altri.
Alla fine dell'ottavo inning, la squadra di Shay prese alcuni punti ma
era sempre indietro di tre punti. All'inizio del nono inning Shay
indossò il guanto ed entrò in campo. Anche se nessun tiro arrivò nella
sua direzione, lui era in estasi solo all'idea di giocare in un campo
da baseball e con un enorme sorriso che andava da orecchio ad orecchio
salutava suo padre sugli spalti. Alla fine del nono inning la squadra
di Shay segnò un nuovo punto: ora, con due out e le basi cariche si
poteva anche pensare di vincere e Shay era incaricato di essere il
prossimo alla battuta. A questo punto, avrebbero lasciato battere Shay
anche se significava perdere la partita? Incredibilmente lo lasciarono
battere. Tutti sapevano che era una cosa impossibile per Shay che non
sapeva nemmeno tenere in mano la mazza, tantomeno colpire una palla.
In ogni caso, come Shay si mise alla battuta, il lanciatore, capendo
che la squadra stava rinunciando alla vittoria in cambio di quell
magico momento per Shay, si avvicinò di qualche passo e tirò la palla
così piano e mirando perché Shay potesse prenderla con la mazza. Il
primo tirò arrivò a destinazione e Shay dondolò goffamente mancando la
palla.
Di nuovo il tiratore si avvicinò di qualche passo per tirare
dolcemente la palla a Shay. Come il tiro lo raggiunse Shay dondolò e
questa volta colpì la palla che ritornò lentamente verso il tiratore.
Ma il gioco non era ancora finito. A quel punto il battitore andò a
raccogliere la palla:
avrebbe potuto darla all' uomo in prima base e Shay sarebbe stato
eliminato e la partita sarebbe finita. Invece... Il tiratore lancio la
palla di molto oltre l'uomo in prima base e in modo che nessun altro
della squadra potesse raccoglierla. Tutti dagli spalti e tutti i
componenti delle due squadre incominciarono a
gridare: "Shay corri in prima base! Corri in prima base!" Mai Shay in
tutta la sua vita aveva corso così lontano, ma lo fece e così
raggiunse la prima base. Raggiunse la prima base con occhi spalancati
dall'emozione. A quel punto tutti urlarono:" Corri fino alla seconda
base!" Prendendo fiato Shay corse fino alla seconda trafelato. Nel
momento in cui Shay arrivò alla seconda base la squadra avversaria aveva
ormai recuperato la palla..
Il ragazzo più piccolo di età che aveva ripreso la palla quindi sapeva
di poter vincere e diventare l'eroe della partita, avrebbe potuto
tirare la palla all'uomo in seconda base ma fece come il tiratore
prima di lui, la lanciò intenzionalmente molto oltre l'uomo in terza
base e in modo che nessun altro della squadra potesse raccoglierla.
Tutti urlavano: "Bravo Shay, vai così! Ora corri!" Shay raggiunse la
terza base perché un ragazzo del team avversario lo raggiunse e lo
aiutò girandolo nella direzione giusta. Nel momento in cui Shay
raggiunse la terza base tutti urlavano di gioia. A quel punto tutti
gridarono:" Corri in prima, torna in base!!!!" E così fece: da solo
tornò in prima base, dove tutti lo sollevarono in aria e ne fecero l'eroe
della partita.
"Quel giorno" disse il padre piangendo "i ragazzi di entrambe le
squadre hanno aiutato a portare in questo mondo un grande dono di vero
amore ed umanità".
Shay non è vissuto fino all'estate successiva. E' morto l'inverno dopo
ma non si è mai più dimenticato di essere l'eroe della partita e di
aver reso orgoglioso e felice suo padre..non dimenticòmai l'abbraccio
di sua madre quando tornato a casa le raccontò di aver giocato e
vinto.
ED ORA UNA PICCOLA NOTA AL FONDO DI QUESTA STORIA:
In internet ci scambiamo un sacco di giochi e mail scherzose senza che
queste ci facciano riflettere, ma quando si tratta di diffondere mail
sulle scelte della vita noi esitiamo. Il crudo, il volgare e l'osceno
passano liberamente nel cyber spazio, ma le discussioni pubbliche
sulla decenza sono troppo spesso soppresse nella nostre scuole e nei
luoghi di lavoro.
Se stai pensando di forwardare questo messaggio, c'è probabilità che
sfoglierai i tuoi contatti di rubrica scegliendo le persone
"appropriate" o "inappropriate" a ricevere questo messaggio.
Bene: la persona che ti ha mandato questa e-mail pensa che TUTTI NOI
POSSIAMO FARE LA DIFFERENZA.
Tutti noi abbiamo migliaia di opportunità, ogni giorno, di aiutare il
"naturale corso delle cose" a realizzarsi.
Ogni interazione tra persone, anche la più inaspettata, ci offre una
opportunità: passiamo una calda scintilla di amore e umanità o
rinunciamo a questa opportunità e lasciamo il mondo un po' più freddo?
Un uomo saggio una volta disse che ogni società è giudicata in base a
come tratta soprattutto i meno fortunati.
Ora tu hai 2 scelte:
1.cancellare
2.inoltrare
Possa questo giorno essere un giorno luminoso."

un abbraccio...
andrea

p.s. Grazie a chiunque abbia fatto partire questo bellissimo messaggio...